L’uomo senza identità di Alquati

A quarant’anni dalla scomparsa, una mostra a Milano nel cuore di Brera - “Il cavaliere solitario” - ha reso omaggio a Franco Alquati, artista di origini cremonesi. Ne ripercorriamo la figura umana e artistica.
Figlio di un’epoca in cui l’arte stravolge i canoni classici in merito a bellezza, soggetto e stile, Franco Alquati si affaccia al mondo pittorico con una straordinaria apertura verso quei nuovi movimenti culturali che cercano, ciascuno a modo suo, di interpretare l’uomo e coglierne la sua essenza all’interno di un mondo molto complesso e in continuo cambiamento. Arte e spirito nel Novecento devono trovare la loro dimensione e il loro posto all’interno di un mondo che ora è fatto di industria, prodotti seriali, meccanica e velocità accelerata. In questo contesto, il pittore Alquati si inserisce con le sue tele in cui dichiara l’uomo talvolta vittima di una solitudine straziante, talvolta leone coraggioso che esprime, attraverso la pittura, emozioni, sentimenti, grinta a dispetto di un mondo complesso che sembra voler annientare l’umanità.
Di certo la produzione che risale al secondo dopoguerra influenza notevolmente il catalogo dell’artista che tenta di far riaffiorare ricordi e sensazioni del tempo di prigionia. Questo senso di oppressione spesso lo affianca ad una sensazione che ormai, nel mondo industriale diventa ordinaria. “Prigionieri dell’immaginario” (1974), per esempio, “Dramma tecnologico” insieme ad altre opere affini di cui l’autore non indica il titolo, sono espressione di un uomo che ha perso completamente l’identità, inerme non è in grado di liberarsi da quel braccio meccanico che lo trattiene e trascina a sé....
Di certo la produzione che risale al secondo dopoguerra influenza notevolmente il catalogo dell’artista che tenta di far riaffiorare ricordi e sensazioni del tempo di prigionia. Questo senso di oppressione spesso lo affianca ad una sensazione che ormai, nel mondo industriale diventa ordinaria. “Prigionieri dell’immaginario” (1974), per esempio, “Dramma tecnologico” insieme ad altre opere affini di cui l’autore non indica il titolo, sono espressione di un uomo che ha perso completamente l’identità, inerme non è in grado di liberarsi da quel braccio meccanico che lo trattiene e trascina a sé....
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 9 NOVEMBRE, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT