Sulle tracce dei codici dei “fratres” cremaschi

Uno dei fondi della Biblioteca Nazionale di Firenze è stato denominato “Conventi soppressi”. Raccoglie più di duemila manoscritti pervenuti alla Biblioteca dopo la soppressione napoleonica dei conventi di area toscana e, di conseguenza, delle loro biblioteche. L’ondata panoclastica che investì l’Italia negli anni delle conquiste di Bonaparte ebbe infatti tra i suoi esiti più nefasti la dispersione del patrimonio librario di decine di biblioteche conventuali sul territorio italiano.
Le biblioteche conventuali erano indispensabili supporti per la formazione e per le attività di studio e predicazione dei frati. Le costituzioni delle varie famiglie degli ordini monastici contemplavano quasi sempre la presenza di una biblioteca in ciascun convento. Le biblioteche conventuali assicuravano ai frati un luogo di studio e di cultura, prediligendo, in genere, gli ordini monastici la fruizione comunitaria dei beni librari rispetto al possesso personale dei volumi.
Anche Crema fu interessata negli anni napoleonici dalla soppressione dei conventi e, in particolare, dallo smantellamento della sua più importante biblioteca monastica con conseguente diaspora dei libri che vi erano custoditi: la biblioteca del convento di Sant’Agostino, oggi sede del Museo Civico di Crema e del Cremasco e della rivista Insula Fulcheria. A partire dalla fondazione, nel 1439, fino alla soppressione, nel 1797, la biblioteca del convento arrivò ad accumulare decine di migliaia di libri. Secondo quanto riportato dallo storico Gaetano Degrada, all’altezza del 1614 la biblioteca cremasca «era ricca di duecento e più codici e di 25 mila volumi, senza enumerare i manoscritti e le pergamene»...
Le biblioteche conventuali erano indispensabili supporti per la formazione e per le attività di studio e predicazione dei frati. Le costituzioni delle varie famiglie degli ordini monastici contemplavano quasi sempre la presenza di una biblioteca in ciascun convento. Le biblioteche conventuali assicuravano ai frati un luogo di studio e di cultura, prediligendo, in genere, gli ordini monastici la fruizione comunitaria dei beni librari rispetto al possesso personale dei volumi.
Anche Crema fu interessata negli anni napoleonici dalla soppressione dei conventi e, in particolare, dallo smantellamento della sua più importante biblioteca monastica con conseguente diaspora dei libri che vi erano custoditi: la biblioteca del convento di Sant’Agostino, oggi sede del Museo Civico di Crema e del Cremasco e della rivista Insula Fulcheria. A partire dalla fondazione, nel 1439, fino alla soppressione, nel 1797, la biblioteca del convento arrivò ad accumulare decine di migliaia di libri. Secondo quanto riportato dallo storico Gaetano Degrada, all’altezza del 1614 la biblioteca cremasca «era ricca di duecento e più codici e di 25 mila volumi, senza enumerare i manoscritti e le pergamene»...
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