Con “Marzo matto”, benvenuta Primavera!

Marzo, con i suoi sbalzi di umore, freddo e caldo, pioggia e sole cocente, è quasi terminato e la primavera è da poco cominciata. Quale momento migliore per indagare la facciata della Cattedrale, una delle opere d’arte più straordinarie della città, e scoprire che in essa è presente la rappresentazione del mese e della stagione che porta con sé?
Il volto del Duomo di Cremona è scrigno di preziose opere che raccontano epoche, idee, storie di uomini, società, città e territorio; testimonianze tangibili di un passato glorioso riconoscibile nelle opere di carattere monumentale come negli elementi decorativi.
La facciata è simbolo della città, frutto di una complessa e stratificata evoluzione lunga interi secoli, che lascia in eredità ancora oggi un’opera che racchiude in sé, quasi come un compendio di storia dell’arte, stili e mani di epoche differenti.
Il focus dell’indagine prende in considerazione il centro della facciata, appena sopra l’arco che chiude la strombatura del portale d’ingresso e sotto ai piedi delle bellissime sculture trecentesche della Vergine con il bambino e i patroni Imerio e Omobono.
Lo sguardo si ferma al cosiddetto Fregio dei Mesi: vero e proprio calendario di pietra, scolpito secondo molti studiosi sul finire del XII secolo, “smontato” e ricollocato successivamente.
In un momento storico in cui lo stile, il romanico, propone un’armonica compenetrazione tra architettura e scultura decorativa, al fine di comprendere la simbologia, il significato, la funzione, le caratteristiche ordinarie e straordinarie del Fregio è utile partire dal principio.
La Cattedrale vede la collocazione della prima pietra nel 1107, ma solo un decennio dopo un violento terremoto compromette parte di quanto era stato costruito. A partire dal 1129 con il ritrovamento delle reliquie del patrono Imerio, riprendono i lavori e la ricostruzione di quanto danneggiato. Gli interventi si susseguono lungo i decenni successivi, la consacrazione della Cattedrale da parte del vescovo Sicardo è datata al 1190/1196.
Se si cerca di capire quanto oggi è possibile ammirare e l’epoca a cui fare risalire le singole porzioni, tra cui il Fregio dei Mesi,...
Il volto del Duomo di Cremona è scrigno di preziose opere che raccontano epoche, idee, storie di uomini, società, città e territorio; testimonianze tangibili di un passato glorioso riconoscibile nelle opere di carattere monumentale come negli elementi decorativi.
La facciata è simbolo della città, frutto di una complessa e stratificata evoluzione lunga interi secoli, che lascia in eredità ancora oggi un’opera che racchiude in sé, quasi come un compendio di storia dell’arte, stili e mani di epoche differenti.
Il focus dell’indagine prende in considerazione il centro della facciata, appena sopra l’arco che chiude la strombatura del portale d’ingresso e sotto ai piedi delle bellissime sculture trecentesche della Vergine con il bambino e i patroni Imerio e Omobono.
Lo sguardo si ferma al cosiddetto Fregio dei Mesi: vero e proprio calendario di pietra, scolpito secondo molti studiosi sul finire del XII secolo, “smontato” e ricollocato successivamente.
In un momento storico in cui lo stile, il romanico, propone un’armonica compenetrazione tra architettura e scultura decorativa, al fine di comprendere la simbologia, il significato, la funzione, le caratteristiche ordinarie e straordinarie del Fregio è utile partire dal principio.
La Cattedrale vede la collocazione della prima pietra nel 1107, ma solo un decennio dopo un violento terremoto compromette parte di quanto era stato costruito. A partire dal 1129 con il ritrovamento delle reliquie del patrono Imerio, riprendono i lavori e la ricostruzione di quanto danneggiato. Gli interventi si susseguono lungo i decenni successivi, la consacrazione della Cattedrale da parte del vescovo Sicardo è datata al 1190/1196.
Se si cerca di capire quanto oggi è possibile ammirare e l’epoca a cui fare risalire le singole porzioni, tra cui il Fregio dei Mesi,...
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