Illustratore e fumettista, «Due anime che si contaminano»

16 FEB 23
Ultimo aggiornamento: 19:5916 MAG 25
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Non è dato sapere quante siano tutte le “sfumature” dell’horror, tuttavia è indubbio come Daniele Serra - illustratore e fumettista (autodidatta) dal pennello prodigioso - ne conosca buona parte. Hans Ruedi Giger, Nicola Mari e Dave McKean non incarnano che tre fra gli artisti che hanno maggiormente influenzato lo stile dell’autore sardo, il cui talento - unanimemente riconosciuto e apprezzato sia dentro sia fuori i confini dell’Italia, e oggi divenuto una sorta di “marchio di fabbrica” d’assoluta garanzia - gli ha concesso, con pieno merito, di collaborare con alcune fra le più rinomate realtà editoriali su scala internazionale. Un (ex) enfant prodige che ha conosciuto, dunque, la ribalta mondiale grazie - anche - alla passione per l’Arte trasmessagli dalla propria famiglia, fondamentale in un lungo percorso di formazione professionale maturato senza la necessità di bruciare le tappe. «Conservo il vivo ricordo di me che, all’epoca poco più che bambino, sfogliavo i fumetti e i cataloghi di pittura che mio padre lasciava in giro per casa. Ne ero completamente sedotto: un giorno, dopo avere ammirato estasiato una serie di opere di Giotto, capii che la mia strada era segnata, e così iniziai timidamente ad avvicinarmi alla pittura». È una storia splendida, quella di Serra. Come ogni vicenda che risulti intrisa di passione e di desiderio di affermazione di sé e della propria “impronta” grafica, non mancano gli elementi sui quali valga la pena di soffermarsi a lungo: la convivenza di due “anime” dentro un solo corpo, per esempio. «È un esempio che mi piace parecchio, giacché mi rappresenta...
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