“Brillino rossi i calici di vino”

6 OTT 22
Ultimo aggiornamento: 19:5316 MAG 25
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Seconda Parte
Dopo il trasferimento della capitale dell’Impero romano da Roma a Bisanzio, alcuni eventi storici segnano un periodo di decadenza della viticultura e conseguentemente della vinificazione. Con le invasioni barbariche, tra IV e V secolo d. C. si registra l’abbandono delle campagne, e la situazione prosegue durante la dominazione longobarda (seconda metà del VI/VII secolo d. C) fino all’avvento di Carlo Magno, mentre nel sud dell’Europa un ridimensionamento è segnato dalla dominazione araba, che, in particolare, in Sicilia si estende fino all’XI secolo e che è portatrice del divieto di consumare vino secondo le prescrizioni del Corano. Con Carlo Magno, il “Capitulare de villis”, un decreto che si ipotizza emanato tra il 770 e il’813 d. C. a tutela dei piccoli proprietari terrieri e delle popolazioni rurali contro la prepotenza dei proprietari di latifondi, costituisce un momento significativo poiché si occupa, tra le numerose piantumazioni raccomandate, anche della vite e interviene a disciplinare le modalità per la vinificazione (pulizia dei vasi e sostituzione della pigiatura a piedi nudi mediante l’impiego del torchio). Un incremento della viticultura avviene dopo il Mille con il formarsi dei Comuni e lo sviluppo delle attività mercantili e artigianali, pur registrandosi un aumento della popolazione urbana a scapito di quella rurale che progressivamente abbandona le campagne. Per altro aspetto la coltivazione della vite, protetta nei monasteri, è incrementata dalla necessità di disporre del vino per la celebrazione della Messa poiché l’Eucarestia prevedeva, allora, che il vino - divenuto sangue di Cristo con la Consacrazione - fosse bevuto non solo dal celebrante, ma anche dai fedeli. Tuttavia, non mancarono anche atteggiamenti dissacratòri, perché, se il vino, considerato segno di ascesa sociale, era soprattutto presente sulle tavole dei signori (si ricordi la figura del coppiere), non mancava tuttavia nei momenti ludici destinati a una allegra socializzazione ampiamente collettiva ed era talvolta motivo di ispirazione per manifestazioni ed espressioni volutamente iperboliche o provocatorie.....
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