Invocando la pioggia e la “serenità dell’aria”

I tempi difficili che stiamo vivendo, funestati dalla perdurante pandemia, dalla guerra, dalla siccità che sta pregiudicando i raccolti, provocano smarrimento, ma al contempo risvegliano la spiritualità interiore che in tempi di “normalità” è spesso latente. La storia ci insegna che nel corso dei secoli l’umanità, di fronte alle calamità che l’hanno colpita, al senso di impotenza e smarrimento da esse generato, ha avvertito il bisogno di affidarsi a Dio come sorgente di speranza e conforto, di invocarne la misericordia e la protezione con riti liturgici che si rinnovano ancora oggi, richiamando una forte e convinta partecipazione popolare. Le fonti narrative cremonesi dei secoli XVII e XVIII restituiscono ampia memoria di queste pratiche liturgiche; aggiungo che le fonti documentarie comprovano, con l’autorevolezza dell’ufficialità, quanto raccontato nelle memorie cronachistiche. A peste, a fame, a bello libera nos, Domine: litania sempre recitata dal popolo in questi secoli per chiedere a Dio la grazia di essere liberati dal continuo verificarsi dei terribili flagelli. Se la guerra era causata dal comportamento umano insensato e la carestia ne era la triste conseguenza, altri fenomeni (peste, alluvioni devastanti e all’opposto siccità soffocanti, terremoti) erano forse più temuti perché più misteriosi, sfuggenti a ogni tentativo di comprensione umana sulle loro possibili cause, concepiti per questo nella mentalità popolare come castighi inflitti da Dio agli uomini per punire le loro colpe. Per questo, come accade sempre quando gli eventi non trovano una spiegazione razionale, di fronte a questi fenomeni si generò un turbinio di sentimenti: apprensione poi, in crescendo, disorientamento e angoscia, di cui offrono testimonianza nelle loro Memorie manoscritte Giuseppe Bresciani e Camillo Angelo Rovere. Il popolo cremonese ha invocato la misericordia divina partecipando a riti di supplica e processioni nei momenti di emergenza, come quelli “per impetrare da S.D. Maestà la pioggia così bisognevole alle raccolte de’ frutti” (vedi la messa celebrata dal Cardinale di Milano nei giorni scorsi per lo stesso motivo!), o per invocare “la serenità dell’aria estremamente necessaria al seminerio della campagna”, o per la liberazione dalle pestilenze. Processioni organizzate con maggiore o minore apparato scenografico a seconda del momento storico, ma che manifestavano il sentimento di profonda partecipazione popolare, di una religiosità intimamente avvertita, ma che in queste manifestazioni emergeva e si esprimeva con forza. Allora come oggi, nelle circostanze drammatiche gli uomini....
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDì 14 LUGLIO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT