«Un Festival per chi è rimasto bambino dentro»

La passione per la trottola. E’ quella che ha spinto il cremonese Alberto Segale a fare di questo semplice gioco la sua ragione di vita. Ha iniziato a costruire giochi nel 2001, quando ancora voleva fare l’educatore ambientale e salvare il mondo. Super competitivo, non vuole mai perdere. Perciò sfidatelo, perché se riuscirete a batterlo probabilmente sorriderà e vi regalerà una trottola. Quest’anno, dopo tanti anni a sognarlo, è riuscito a creare un Festival imperdibile per tutte le persone che sono ancora un po’ bambini dentro e che ha come protagonista la trottola, un piccolo pezzetto di legno che girando riesce a stupire intere generazioni. «Un sogno che diventa realtà - dichiara Alberto Segale -. Da quando abbiamo giocato con la prima trottola, avremmo voluto riunire tutti i trottolai d’Italia a giocare insieme. Ora è realtà… Un Festival imperdibile per tutte le persone che sono ancora un po’ bambini dentro!”.
Alberto Segale, lei si è definito un “uomo ludico”. Perché?
«Deriva da un libro, Homo Ludens di Huizinga, che mi ha particolarmente colpito. L’idea che potesse diventare un’evoluzione della mia identità mi divertiva, così, quando ho deciso di provare a lavorare utilizzando il gioco come mezzo educativo, l’associazione è venuta spontanea. Più che una definizione però, la considero una motivazione ed un’ispirazione quotidiana. Vivere la vita come un gioco, nella vittoria e nella sconfitta».
Come nasce la passione per la trottola che lo ha portato ad essere un maestro nel tornire questi giochi?
«Costruisco giochi dal 2001 ma, forse per cultura, forse per mancanza di abilità, fino al 2010 non ho realizzato nessuna trottola. In quell’anno aprì un negozio ludoteca, Energia Ludica, e comprai delle trottole da un bravissimo artigiano austriaco. Arrivate in negozio me ne innamorai, e lì spontaneamente nacque la motivazione: “Voglio imparare a farle”. Da quel momento è iniziato il mio essere trottolaio, grazie anche a numerosi maestri»....
«Deriva da un libro, Homo Ludens di Huizinga, che mi ha particolarmente colpito. L’idea che potesse diventare un’evoluzione della mia identità mi divertiva, così, quando ho deciso di provare a lavorare utilizzando il gioco come mezzo educativo, l’associazione è venuta spontanea. Più che una definizione però, la considero una motivazione ed un’ispirazione quotidiana. Vivere la vita come un gioco, nella vittoria e nella sconfitta».
Come nasce la passione per la trottola che lo ha portato ad essere un maestro nel tornire questi giochi?
«Costruisco giochi dal 2001 ma, forse per cultura, forse per mancanza di abilità, fino al 2010 non ho realizzato nessuna trottola. In quell’anno aprì un negozio ludoteca, Energia Ludica, e comprai delle trottole da un bravissimo artigiano austriaco. Arrivate in negozio me ne innamorai, e lì spontaneamente nacque la motivazione: “Voglio imparare a farle”. Da quel momento è iniziato il mio essere trottolaio, grazie anche a numerosi maestri»....
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