Il mondo diviso davanti alla Crocifissione

21 APR 22
Ultimo aggiornamento: 19:4716 MAG 25
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Compie vent’anni la lettura iconografica ed iconologica di Roberto Venturelli del poderoso affresco della controfacciata della Cattedrale di Cremona, che motiva le scelte artistiche del Pordenone alla luce degli accadimenti a lui contemporanei e del particolare contesto in cui era inserita la comunità cremonese di quel tempo. Lo studio apparve, appunto nel 2002, su “Venezia Cinquecento”, eppure in tanti ancora non lo conoscono. Oggi ve lo racconto io.
Più di cento metri quadri di affresco, realizzati da Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone nella prima metà del 1521, colpiscono l’osservatore ignaro che entra nel Duomo di Cremona e si volta indietro, magari per caso. Con la stessa intensità di un pugno nello stomaco, mista ad una stupefatta meraviglia.
Gli occhi si muovono sul più grande e impressionante affresco dell’Italia settentrionale di allora. Una scena affollata, drammatica, tremenda nel suo dispiegarsi. E ancor prima che sia scemata l’esperienza inquietante del sublime salta all’occhio, subito, lui.
No, non Gesù Cristo (altrimenti leggereste Lui con la L maiuscola) che, appena spirato, quasi scompare nella sua divina immobilità, bensì il soldato in primo piano, esattamente al centro, che con sguardo allucinato e fisso davanti a sé, come ispirato da sacro furore cattura la nostra attenzione per indicarci con tutto se stesso la Croce: che, inaspettatamente, appare sensibilmente decentrata e in secondo piano. Un fatto senza precedenti nella tradizione italiana.
“Davvero costui era il Figlio di Dio!” (Matteo 27: 54), sembra dirci, con un magistrale <+S CORSIVO>coup de théâtre<+S TONDO>, questo personaggio solido, ben piantato a terra. Lui, il Centurione. Come se l’accento fosse posto su ciò che sta accadendo ai piedi di quella Croce: la risposta dell’umanità al mistero della morte di Cristo....
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