Sofonisba, bentornata a Cremona!

Finalmente Sofonisba. Eccola la “sua” Madonna dell’Itria, - opera di grande richiamo e sottoposta a recente restauro - che ha ispirato la mostra di scena da domani, sabato 9 aprile e fino al 10 luglio al Museo Civico Ala Ponzone di Cremona; dopodiché la mostra si sposterà poi a Catania dal 9 settembre al 4 dicembre prossimi.
Un’esposizione che si pone l’obiettivo di mettere in luce gli anni passati da Sofonisba a Paternò: dopo quelli trascorsi alla corte di Madrid come dama di compagnia della regina Isabella, la pittrice sposa il nobile siciliano Fabrizio Moncada. A Paternò rimane dal 1573 al 1579 quando, deceduto il marito nel corso di un attacco di pirati avvenuto nel mare di Capri, decide di tornare a Cremona. In realtà non vi fece mai ritorno, travolta da un fulminante amore per il capitano della nave che la conduceva a Genova, si fermò a lungo nella città ligure prima di tornare ancora una volta in Sicilia, ma questa volta a Palermo, dove morirà quasi centenaria. La sua attività di “Reggitrice” del feudo dei Moncada è ben documentata. Altrettanto non lo è però quella di pittrice in quegli stessi anni.
Un’opera certa di quel periodo è sicuramente la pala della Madonna dell’Itria, oggi patrimonio della chiesa dell’Annunciata di Paternò.
Nel dipinto, di dimensioni considerevoli, l’artista cremonese riassume e aggiorna le trasformazioni iconografiche della Madonna Ogiditria, modello trasmesso dal mondo bizantino e presto recepito nelle Isole e nelle regioni meridionali italiane al seguito delle comunità greche e albanesi giunte dai Balcani. La popolare iconografia che inizialmente propone la Madonna a mezzo busto con in braccio il Bambino Gesù seduto in atto benedicente e che la Vergine indica con la mano destra (da qui l’origine dell’epiteto) si trasforma a partire dal XVI secolo nella complessa figurazione in cui la Vergine sovrasta una cassa lignea portata a spalla da due monaci basiliani (i “calogeri”)....
Un’esposizione che si pone l’obiettivo di mettere in luce gli anni passati da Sofonisba a Paternò: dopo quelli trascorsi alla corte di Madrid come dama di compagnia della regina Isabella, la pittrice sposa il nobile siciliano Fabrizio Moncada. A Paternò rimane dal 1573 al 1579 quando, deceduto il marito nel corso di un attacco di pirati avvenuto nel mare di Capri, decide di tornare a Cremona. In realtà non vi fece mai ritorno, travolta da un fulminante amore per il capitano della nave che la conduceva a Genova, si fermò a lungo nella città ligure prima di tornare ancora una volta in Sicilia, ma questa volta a Palermo, dove morirà quasi centenaria. La sua attività di “Reggitrice” del feudo dei Moncada è ben documentata. Altrettanto non lo è però quella di pittrice in quegli stessi anni.
Un’opera certa di quel periodo è sicuramente la pala della Madonna dell’Itria, oggi patrimonio della chiesa dell’Annunciata di Paternò.
Nel dipinto, di dimensioni considerevoli, l’artista cremonese riassume e aggiorna le trasformazioni iconografiche della Madonna Ogiditria, modello trasmesso dal mondo bizantino e presto recepito nelle Isole e nelle regioni meridionali italiane al seguito delle comunità greche e albanesi giunte dai Balcani. La popolare iconografia che inizialmente propone la Madonna a mezzo busto con in braccio il Bambino Gesù seduto in atto benedicente e che la Vergine indica con la mano destra (da qui l’origine dell’epiteto) si trasforma a partire dal XVI secolo nella complessa figurazione in cui la Vergine sovrasta una cassa lignea portata a spalla da due monaci basiliani (i “calogeri”)....
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