Storie di quartiere tra luci e ombre

Domani, sabato 26 marzo, alle ore 18, sarà inaugurata la mostra “Una domenica mattina” di Francesco Gentilini, a cura di Donatella Migliore, presso Il Triangolo Galleria d’Arte, in Vicolo della Stella 14, a Cremona. La mostra è realizzata con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona.
L’esposizione, raccoglie una ventina di dipinti di Francesco Gentilini, modenese di nascita ma cittadino del mondo, artista poliedrico: architetto, pittore, scrittore, musicista.
I dipinti, olio su tela, raccontano storie di un territorio - quel nastro continuo di pianura dalla bassa Lombardia all’Emilia - dove è profondamente radicata, una tradizione fatta di luoghi e personaggi, che tutti noi conserviamo nel nostro immaginario. Le microstorie di quartiere con i suoi protagonisti, improbabili attori nella scenografia della vita, personaggi che incontri al bar o in osteria, il barbiere, l’artigiano nella sua bottega, fanno da contrappunto a ricordi di viaggi lontani, dalla Liverpool trasognata in atmosfere silenti alla Hopper, alle sterminate distese delle praterie americane, cui il ricordo della letteratura on the road si lega indissolubilmente a quello personale, autobiografico. E poi c’è il mare, soprattutto l’Adriatico, e la Romagna, con la dimensione feriale e quotidiana, delle tipiche pensioni romagnole e delle cabine di legno, dei bagni di una volta. Un affresco storico, un romanzo per immagini che affonda in una dimensione intima della pittura, per restituirci una geografia e una storia che sentiamo vicine per latitudine, ma soprattutto per tradizioni e comune patrimonio culturale.
«Spesso racconto la storia di personaggi che vivono le loro giornate dentro luoghi particolari, con gente particolare -, racconta Gentilini -, un viaggio che arriva ai giorni nostri attraversando come Jack Kerouac, on the road, la vita vissuta intensamente. Il mio stile utilizza tinte tenui e forti, cieli trasparenti e di colpo intensi, primi piani di verde scuro, e giallo luccicante. La luce è spesso accecante, una luce metafisica che rende ogni tetto, ogni ciuffo d’erba, ogni intonaco vibrante e soprattutto, vissuto. Sarà una deformazione professionale, l’università di architettura mi ha insegnato molto....
L’esposizione, raccoglie una ventina di dipinti di Francesco Gentilini, modenese di nascita ma cittadino del mondo, artista poliedrico: architetto, pittore, scrittore, musicista.
I dipinti, olio su tela, raccontano storie di un territorio - quel nastro continuo di pianura dalla bassa Lombardia all’Emilia - dove è profondamente radicata, una tradizione fatta di luoghi e personaggi, che tutti noi conserviamo nel nostro immaginario. Le microstorie di quartiere con i suoi protagonisti, improbabili attori nella scenografia della vita, personaggi che incontri al bar o in osteria, il barbiere, l’artigiano nella sua bottega, fanno da contrappunto a ricordi di viaggi lontani, dalla Liverpool trasognata in atmosfere silenti alla Hopper, alle sterminate distese delle praterie americane, cui il ricordo della letteratura on the road si lega indissolubilmente a quello personale, autobiografico. E poi c’è il mare, soprattutto l’Adriatico, e la Romagna, con la dimensione feriale e quotidiana, delle tipiche pensioni romagnole e delle cabine di legno, dei bagni di una volta. Un affresco storico, un romanzo per immagini che affonda in una dimensione intima della pittura, per restituirci una geografia e una storia che sentiamo vicine per latitudine, ma soprattutto per tradizioni e comune patrimonio culturale.
«Spesso racconto la storia di personaggi che vivono le loro giornate dentro luoghi particolari, con gente particolare -, racconta Gentilini -, un viaggio che arriva ai giorni nostri attraversando come Jack Kerouac, on the road, la vita vissuta intensamente. Il mio stile utilizza tinte tenui e forti, cieli trasparenti e di colpo intensi, primi piani di verde scuro, e giallo luccicante. La luce è spesso accecante, una luce metafisica che rende ogni tetto, ogni ciuffo d’erba, ogni intonaco vibrante e soprattutto, vissuto. Sarà una deformazione professionale, l’università di architettura mi ha insegnato molto....
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