Per fare memoria di piazze vuote, dolore e speranze

Se ci chiedessero ora del primo severo lockdown, cosa ricorderemmo? La memoria, si sa, fa brutti scherzi, tende a scombinare le carte, confondere eventi ed emozioni. “Come i Leoni del Duomo” (edizioni Fantigrafica), il volume con le fotografie di Mino Boiocchi e Matteo Sessa (così perfette ed emozionanti al tempo stesso) e i testi di Gigliola Reboani (carichi di umana partecipazione) ha il merito di “restituire al lettore la desolazione straordinaria di quei giorni”. Una documentazione doverosa “attraverso scatti e parole” che racconta la vita e le emozioni di quei primi mesi di pandemia (dall’8 marzo al 18 maggio 2020): mesi di angoscia, di sofferenza e di tanti, troppi lutti che non possiamo dimenticare.
“Erano strade e piazze piene del dolore e della fatica. E il dolore provato non va dimenticato, ma occorre portarlo dentro e farne memoria... Erano strade piene del desiderio, il desiderio delle voci che avremmo voluto riascoltare, della vita che avremmo voluto rivivere... di chi lavorava per gli altri”, osserva nell’introduzione il sindaco Gianluca Galimberti.
“Pagine piene... di piazze vuote - scrive monsignor Antonio Napolioni -, di scenari desolanti, eppure affascinanti....
“Erano strade e piazze piene del dolore e della fatica. E il dolore provato non va dimenticato, ma occorre portarlo dentro e farne memoria... Erano strade piene del desiderio, il desiderio delle voci che avremmo voluto riascoltare, della vita che avremmo voluto rivivere... di chi lavorava per gli altri”, osserva nell’introduzione il sindaco Gianluca Galimberti.
“Pagine piene... di piazze vuote - scrive monsignor Antonio Napolioni -, di scenari desolanti, eppure affascinanti....
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