Gennaio e i calendari di... pietra

La vita dell’uomo è strettamente collegata allo scorrere del tempo che inesorabile passa senza fermarsi un solo istante. Le fasi della vita, gli anni, i mesi stessi segnano il cammino della vita e influenzano gli uomini e le loro attività private, lavorative e sociali. Fin dall’antichità lo scorrere dei mesi diventa oggetto di letteratura, di arte, punto di riferimento per controllare la natura, contatto stretto con le divinità che interagiscono con il mondo terreno. Per questo motivo il calendario assume nel corso dei secoli un’iconografia sempre più minuziosa, scandisce la vita dell’uomo e delinea il suo rapporto con il mondo. Se nel mondo antico la cronologia mensile era maggiormente legata al linguaggio letterario, nel corso del lungo Medioevo il tema si sviluppa attraverso l’aspetto artistico. Ne è un esempio noto il fregio dei mesi incastonato nella fascia superiore del protiro nella facciata principale della Cattedrale a Cremona, alcuni frammenti del fregio appartenente alla chiesa di San Pietro al Po, il ciclo di scuola antelamica di Parma e molti altri. La stretta dipendenza con il mondo del divino fra età classica e Medioevo rimane comunque salda pur leggendo il rapporto fra Dio e tempo dalla chiave pagana a quella monoteista. I nomi dei mesi in antichità dipendevano principalmente dagli dei che in quell’arco di tempo influivano maggiormente sull’agire dell’uomo; la tradizione cristiana, invece, vede un unico Dio che ordina il mondo, definisce il ciclo della natura e della vita dell’uomo attraverso fasi che si ripetono nel tempo e che prefigurano la ciclicità della terra fino alla seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi.
Fino all’XI secolo la diffusione dell’iconografia dei mesi avveniva soprattutto attraverso codici miniati, pavimenti musivi, arazzi; in seguito pittura e scultura diventano le arti più utilizzate per raffigurare cortei di persone che scandiscono il passare del tempo. Particolarmente diffuso nella tradizione mediterranea è l’utilizzo del linguaggio agreste che già si sviluppa nell’età carolingia quando la riforma agraria modifica anche i nomi dei mesi in relazione alle fasi di lavoro nei campi. La statuaria relativa alla rappresentazione dei mesi per più di tre secoli è presente nelle complesse strutture decorative di portali e architravi delle cattedrali. L’uomo, infatti, non solo legge lo scorrere del tempo attraverso i mestieri che deve compiere nei campi secondo il regolare ciclo della natura ma attraverso il lavoro redime la sua anima e raggiunge la salvezza. Le porte delle cattedrali, quindi, sono mezzo per accedere alla chiesa come struttura architettonica e come comunità di credenti, ma anche, simbolicamente, alle porte del Paradiso....
Fino all’XI secolo la diffusione dell’iconografia dei mesi avveniva soprattutto attraverso codici miniati, pavimenti musivi, arazzi; in seguito pittura e scultura diventano le arti più utilizzate per raffigurare cortei di persone che scandiscono il passare del tempo. Particolarmente diffuso nella tradizione mediterranea è l’utilizzo del linguaggio agreste che già si sviluppa nell’età carolingia quando la riforma agraria modifica anche i nomi dei mesi in relazione alle fasi di lavoro nei campi. La statuaria relativa alla rappresentazione dei mesi per più di tre secoli è presente nelle complesse strutture decorative di portali e architravi delle cattedrali. L’uomo, infatti, non solo legge lo scorrere del tempo attraverso i mestieri che deve compiere nei campi secondo il regolare ciclo della natura ma attraverso il lavoro redime la sua anima e raggiunge la salvezza. Le porte delle cattedrali, quindi, sono mezzo per accedere alla chiesa come struttura architettonica e come comunità di credenti, ma anche, simbolicamente, alle porte del Paradiso....
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