Dov’è l’arte?

Appartengo a quella generazione fortunata che, circa mezzo secolo fa, quando era agli studi di progetto ha incontrato maestri che proponevano alla riflessione dei possibili allievi anche il negletto ma difficilissimo tema degli allestimenti. Negletto perchè in nessuna moda didattica ha avuto la sfortuna di trovare una qualche autonomia come disciplina, difficilissimo perchè in fondo si tratta di trovare una sintesi fra i linguaggi dell’arte (e quindi saperla leggere e interpretare) o anche delle merci, il contesto in cui si può inserirli e le attitudini dell’osservatore. Il progetto della comunicazione in uno spazio e in un tempo definito, non astratto, di progetti espressivi di altri, nel tentativo di porre nella quotidianità ciò che per natura propria o occasione si presenta come eccezionale. È piuttosto raro da qualche tempo trovare sensibilità (e conseguentemente capacità) nel praticare questa attività di progetto, limitandosi i più alla facile e spesso tristanzuola appenderia, oppure all’opposto a proporre magniloquenti scenografie nel tentativo di creare un valore aggiunto. Capita così che quadri o affreschi che hanno una propria drammatica luce interna vengano accecati da rutilanti emissioni, o che l’originale e significativa sorgente naturale venga distrutta da tecniche da supermercato, come a volte sono ridotte le nostre chiese o le sale museali....
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