Anche questo matrimonio non s’ha da fare

30 SET 21
Ultimo aggiornamento: 19:3716 MAG 25
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Ricorro alla frase “Questo matrimonio non s’ha da fare”, che Manzoni fa pronunciare ai bravi che intimano a don Abbondio di non celebrare il matrimonio fra Renzo e Lucia, per sintetizzare una vicenda “a tinte rosa” che scandalizzò i salotti aristocratici di Cremona e di Milano nella metà del Settecento, documentata da un complesso di carte, che ho avuto modo di studiare e ricostruire, custodite nel Fondo Ala Ponzone dell’Archivio di Stato di Cremona. Una vicenda unica nel suo genere, ricca di eventi che seguono tracciati tortuosi e nascondono retroscena sottili e complessi, al punto da apparire una trasposizione letteraria, il canovaccio di qualcuno di quei "feuilleton" che furoreggiarono all’epoca. I circa mille documenti del corpus, di carattere eterogeneo, sono costituiti da lettere, memoriali, suppliche, istanze giuridiche, tutte testimonianti un intreccio incredibile di relazioni, di sottili e studiate mosse e contromosse, di tentativi frenetici e al limite della legalità di coinvolgere terze persone, sia potenti in grado di favorire la causa, sia semplici testimoni per supportare le varie linee di condotta. Interessi economici e familiari, passioni, contesti sociali, prospettive di vita: tutto si intrecciava e concorreva a determinare scelte e strategie. Due le famiglie protagoniste: quella degli Ala Ponzone, tra le più importanti di Cremona, testimoniata fin dal XII secolo e che vantava, dunque, ascendenze molto antiche; quella dei Valari, di più recente ascesa sociale, forse originaria di Piacenza, trapiantata dal XVI secolo sul Parmense, dove i documenti testimoniano residenze di campagna a Roccabianca. Questa diversità di antichità nobiliare condizionerà l’atteggiamento dei protagonisti della vicenda.
La significatività degli eventi è data dal loro ruotare intorno al valore dell’istituto matrimoniale nella società del Settecento, nella quale l’immagine della nobiltà come casta di uomini superiori va progressivamente decadendo e l’identità nobiliare, conferita dalla nascita o dalla famiglia, viene mantenuta da matrimoni combinati rigorosamente all’interno dello stesso ceto, che si qualificano come l’unico mezzo per assegnare continuità alla stirpe e rafforzarne la solidità. Il matrimonio per convenienza era un “affare” di cui la famiglia, nella persona di chi dirigeva casato e patrimonio, era la vera burattinaia, un contratto per il cui mezzo le casate si scambiavano agganci e conoscenze influenti che potevano poi vantare per ascendere nella scala sociale.
Questa valenza consente di collocare nel loro esatto contesto storico e sociale le azioni dei protagonisti della vicenda cremonese, i cui attori principali furono Carlo Alberico Ala Ponzone, figlio di Pietro Martire e della milanese Margherita Archinto (che vantava, dunque, relazioni familiari di grande prestigio), e Olimpia Valari, figlia del marchese Paolo e di Lucia Martinengo, anch’essa discendente da nobile e potente famiglia. I vincoli che legavano le due famiglie cremonesi a ceppi prestigiosi del Milanese e del Parmense giocheranno un ruolo essenziale negli sviluppi dell’intricata faccenda....
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