«Il “mio” Caravaggio»

30 SET 21
Ultimo aggiornamento: 17:37 | 16 MAG 25
Immagine di «Il “mio” Caravaggio»
Nel quattrocentocinquantesimo della nascita del grande maestro Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, attraverso la xilografia penso di rinnovarne il ricordo, al di là delle vicissitudini della sua turbolenta vita, esaltando luci e ombre di alcuni suoi capolavori.
Immagini forti, nuove, avvicinando senza paragone due realtà diverse, distanti nel tempo di cui solo lo spirito mostra una correlazione di vicinanza tra il passato e il contemporaneo pur nella loro diversità.
Carlo Contini, direttore del Museo della xilografia “Ugo Da Carpi”, nel maggio 1969, scrive: “La xilografia, quest’arte aristocratica e profondamente popolare assieme che sa dare all’uomo in ogni epoca nuovo conforto e nuovo stupore”.
La xilografia, già conosciuta in Cina fin dalla fine del 1300, si ottiene attraverso segni in rilievo che vengono inchiostrati e stampati, una maniera ‘usata’ prevalentemente ancora ai nostri giorni.
Non è così per il mio omaggio a Caravaggio, l’immagine non è più ottenuta dai segni in rilievo da imprimere, ma, graffiando (luce) la superficie della tavola (ombra).
Un continuo alternarsi tra robusti scavi e sottili graffi che rifiutando ambedue l’inchiostro fanno emergere il bianco della carta, la luce che si dipana più o meno intensa nell’avvicinarsi o nell’allontanarsi, nell’allargarsi o nel restringersi delle zone legnose tolte.
Non è più il segno a farla da padrone ma la luce del legno mancante, di solito nella scultura si ammira quello che rimane, nella mia xilografia si può leggere quello che è stato tolto. Un gioco di luci e ombre nel ricordo di una primavera caravaggesca....
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