Arcangelo Michele, santo e guerriero

23 SET 21
Ultimo aggiornamento: 19:36 | 16 MAG 25
Immagine di Arcangelo Michele, santo e guerriero
Un bagliore che squarcia l’oscurità. Un guerriero forte e splendente che spalancando le ali piomba con un’eleganza potente su di una creatura malefica, ricacciata a forza nella voragine infernale da cui era fuoriuscita, sotto la minaccia di una lancia tagliente. Altri demoni si agitano nel buio, ma una folla di guerrieri alati è pronta a rovesciarsi su di essi con pietre, bastoni, dardi, fulmini.
È l’esercito celeste dell’arcangelo Michele che combatte Lucifero e i suoi angeli ribelli.
È il 1566 quando Giulio Campi consegna ai contemporanei e ai posteri questo capolavoro d’arte sacra, destinato ad abbellire il primo altare di destra del transetto sinistro della Cattedrale di Cremona, da secoli patrocinato dall’illustre famiglia Ala, per il quale il celebre pittore manierista, primogenito di Galeazzo e fratello di Antonio e Vincenzo, progetta anche la monumentale ancona in terracotta.
Quel groviglio di corpi, angelici ma non per questo evanescenti, anzi tesi nello sforzo del combattimento sembra rispondere all’invocazione di un popolo di indifesi nuovamente minacciato e intossicato dai nemici che essi avevano già sconfitto: “Adeste nobis. Namque quos vos proelio / Fregistis hostes nos premunt, / In nosque victi virus omne colligunt, / Et tuto inermes provocant”. Ovvero: “Venite a noi. Infatti, i nemici che voi sgominaste ci premono, e, sconfitti, contro di noi raccolgono ogni veleno, e al sicuro provocano gli inermi”. Riecheggiano nel dipinto le parole dell’Inno al beato Michele scritto poco tempo prima dal cremonese Marco Gerolamo Vida, titolare della diocesi di Alba ma sempre attento alle vicissitudini della città natale, voce ben più che autorevole nello scenario religioso del tempo. Il nemico da combattere....
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