«La mia passione divenuta un museo»

22 LUG 21
Ultimo aggiornamento: 17:34 | 16 MAG 25
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I museo della seta di Soncino, un unicum nel panorama nazionale. Raccoglie oltre duemila pezzi antichi tra documenti, strumenti di lavoro e macchinari originari, disposti ordinatamente in due sale. Prima della pandemia, vi era la possibilità di visite guidate ogni seconda e terza domenica del mese, dalle 14.30 alle 17, mentre ora l’accesso è consentito solo su prenotazione. Una delle sue peculiarità è il poter raccontare la storia degli Istituti bacologici, ossia aziende specializzate nella produzione, commercializzazione e controllo della qualità di uova di farfalla Bombyx mori (ossia bombice del gelso), da cui nascono i bachi da seta. Il loro ruolo era fondamentale per l’intero settore attorno alla metà dell’Ottocento, quando la pebrina, una malattia generata dalle spore di un protozoo (Nosema bombycis), ingerite dalle larve mangiando le foglie del gelso, aveva obbligato i bachicoltori europei alla ricerca di uova (bachi-semi) non infetti nei paesi dell’Estremo Oriente. Questa patologia viene trasmessa alle uova e provoca l’atrofia del baco che non produce la bava (ossia il futuro filo serico). Uno dei cimeli più pregiati del museo è una lastra di cartone su cui sono depositate le uova, marchiata in caratteri nipponici e datata 1876. Collocato attualmente nell’ex filanda Meroni in via largo Cattaneo, il museo era in origine una raccolta privata allestita nella casa di Enzo Corbani che a partire dal 1997 aveva cominciato a collezionare cartoline, poster...
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