Quel che rimane di “longobardo”

8 LUG 21
Ultimo aggiornamento: 17:33 | 16 MAG 25
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“Agilulfo nel mese di luglio uscì da Milano e cominciò ad assediare Cremona con l’aiuto degli Sclavi, che gli erano stati inviati dal Cacano degli Avari, e il 21 agosto la espugnò e la rase al suolo”<+S TONDO>.
Con queste poche ed essenziali parole Paolo Diacono, monaco, storico e scrittore longobardo, descrive nella sua Historia Langobardorum l’assedio, la distruzione e la conquista di Cremona da parte dei longobardi nel 603. Prima di addentrarci nell’analisi del testo e della sua implicazione nella storia della città, intrecciando e confrontando lo scritto con quanto di concreto rimane nella nostra realtà, dall’architettura all’arte, dalla toponomastica al dialetto, dobbiamo quindi supporre che Cremona sia stata longobarda dall’anno citato dal Diacono fino alla caduta di Desiderio, anno 774, ultimo re dei Longobardi al quale seguirà il franco Carlo Magno che si proclamerà rex Francorum et Langobardorum. Un secolo e mezzo di presenza longobarda a Cremona dovrebbero aver lasciato il segno come in realtà a noi vicine quali Pavia, Brescia, Milano…
Eppure non è così, meglio un tempo si cercavano tracce longobarde in città che potessero giustificare e collegarsi a questo pezzo della nostra storia ma che in realtà si sono dimostrate non vere o comunque non solo ed esclusivamente afferenti a questo periodo o contaminazione culturale.
Si riparte quindi dalle parole di Paolo Diacono, analizzandole e contestualizzandole arrivando poi ad utilizzarle per leggere quanto “rimane” di “longobardo”.
AGILULFO E IL 603
La colonizzazione longobarda dell’Italia inizia nel 568, con re Alboino, arrivando a conquistare la stragrande maggioranza dei territori e delle città del nord. Cremona però viene occupata trentacinque anni dopo. La situazione con la quale la popolazione germanica, spostatasi delle aree pannoniche, si deve confrontare arrivata nei territori italici è quella della presenza e del controllo Bizantino....
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