Spade e fucili raccontano

1 LUG 21
Ultimo aggiornamento: 17:33 | 16 MAG 25
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E’ stato presentato a Pizzighettone il catalogo delle armi conservate nel Museo. La realizzazione dell’opera si deve alla curatrice, Damiana Tentoni, che si è avvalsa del meticoloso lavoro di studio e di recupero degli oplologi Alberto Riccadonna e Cesare Paganini, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Cremona, Lodi e Mantova.
Soddisfatta della partecipazione e dell’interesse, la curatrice afferma che il catalogo nasce dalla «necessità di mettere per iscritto le conclusioni cui si era giunti dopo un lungo periodo di studio e restauro, oltre al fatto che la redazione dei cataloghi delle collezioni possedute è uno dei compiti fondamentali dei musei. A guidare il progetto, la volontà di pubblicare un testo documentato e il più possibile rigoroso, ma accessibile anche ai non esperti».
Il messaggio che vorrebbe arrivasse alla cittadinanza riguarda il lavoro dei Musei: «Tutti dovrebbero sapere che gli istituti culturali, anche quando non sono aperti, lavorano per la tutela e la valorizzazione del patrimonio di cui sono custodi in nome della collettività. I beni consegnati al Museo dai cittadini che li hanno rinvenuti casualmente, non sono solo stati accolti, ma anche studiati e restaurati affinché possano offrire informazioni sul nostro passato ed essere tramandati. Sono convinta che i musei e le biblioteche, in quanto parte integrante del tessuto sociale in cui operano, dovrebbero diventare familiari a tutti, non solo agli appassionati». Alla domanda se prevede di coinvolgere le scuole del paese, quindi il futuro, risponde: «Sicuramente! Lavoriamo da anni in collaborazione con le scuole e teniamo molto alla frequentazione degli istituti culturali da parte dei più giovani, anche per renderli sempre più desiderosi di conoscere la storia locale e, magari, contribuire a preservarla e, perché no, ad arricchirla un domani».
Cerchiamo ora di conoscere il percorso compiuto per la stesura del catalogo direttamente dai due oplologi, partendo da Alberto Riccadonna.
Dottor Riccadonna, quando ha iniziato a studiare le armi conservate nel Museo di Pizzighettone?
«L’occasione risale alla metà degli anni ’90, quando iniziai a frequentare lo studio del Commendatore Vannozzo Posio, grande esperto di armi antiche, divenuto col tempo mio Maestro e amico fraterno. Determinanti le sue “lezioni” estemporanee, su argomenti che spaziavano dalle antiche lame alle pezze da difesa, durante le quali mi mostrò il faldone contenente foto, schede, schizzi e studi da lui compiuti per la catalogazione delle armi del Museo Civico di Pizzighettone, commentando le caratteristiche di ognuna. Non immaginavo certo che un giorno il compito di riprendere i suoi studi sarebbe toccato a me. Ciò è accaduto nel 2015, quando ho ricevuto l’incarico di verificare lo stato di conservazione dei materiali “bellici” e, nel caso, rinnovare le opere di restauro già compiute da Enrico Bertasi del museo Marzoli di Brescia, altro curioso personaggio che ha lasciato una notevole impronta nel campo oplologico»....
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