A chi abita appena sopra le nuvole

“Gli abitanti delle nuvole”, è il titolo della mostra del fotoscrittore cremasco Arrigo Barbaglio, che sarà inaugurata sabato 3 luglio (ore 18), a Soncino presso la “Villa Rossa” (dimora storica dell’artista Piero Manzoni, in via IV novembre 30). La presentazione è a cura dell’autore e, ha il patrocinio del Museo della Stampa, della Proloco di Soncino e di Nuovauto-Hyundai di Madignano. All’inaugurazione, prevista la performance musicale della violinista cremasca Elena Marazzi.
La mostra “Gli abitanti delle nuvole”, può essere definita come una “fotofavola” (dalla lettura scorrevole e dagli scatti a impatto immediato), adatta quindi, a diversi tipi di lettura e di pubblico, bambini compresi. Saranno esposti 22 pannelli per una storia di “Immagini” e “Narrativa”.
LA MOSTRA “Partendo dal mitizzato Regno delle Nuvole (quello degli stiliti) e, dallo staccato, superiore modo di vivere dei suoi abitanti (tutti protesi a inseguire “tangenti di pensiero verso l’alto”, capaci di perimetrare perfino le Cuspidi del Mistero), la fotocamera del cellulare dell’autore sguinzaglia i suoi scatti dentro e fuori i contorni ruvidi e, intonsi degli asceti, ma anche dei più comuni mortali, lì di fianco, e destinati a tornare sulla terra.
Roteando, roteando, il cellulare ne coglie, con un taglio geometrico essenziale e minimalista, le estasi cromatiche, le contraddizioni repentine e fugaci, ma anche le tentazioni spettacolari...
La mostra “Gli abitanti delle nuvole”, può essere definita come una “fotofavola” (dalla lettura scorrevole e dagli scatti a impatto immediato), adatta quindi, a diversi tipi di lettura e di pubblico, bambini compresi. Saranno esposti 22 pannelli per una storia di “Immagini” e “Narrativa”.
LA MOSTRA “Partendo dal mitizzato Regno delle Nuvole (quello degli stiliti) e, dallo staccato, superiore modo di vivere dei suoi abitanti (tutti protesi a inseguire “tangenti di pensiero verso l’alto”, capaci di perimetrare perfino le Cuspidi del Mistero), la fotocamera del cellulare dell’autore sguinzaglia i suoi scatti dentro e fuori i contorni ruvidi e, intonsi degli asceti, ma anche dei più comuni mortali, lì di fianco, e destinati a tornare sulla terra.
Roteando, roteando, il cellulare ne coglie, con un taglio geometrico essenziale e minimalista, le estasi cromatiche, le contraddizioni repentine e fugaci, ma anche le tentazioni spettacolari...
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