Pittura come poesia, in ogni dettaglio

20 MAG 21
Ultimo aggiornamento: 19:3016 MAG 25
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Immagine di Pittura come poesia, in ogni dettaglio
Tutto inizia con un "misunderstanding".
Da bambina mia madre mi portava ogni anno, il 22 maggio, a prendere le rose benedette di Santa Rita, la “santa degli impossibili”, l’avvocata dei casi disperati. Crescendo, osservai che la chiesetta omonima non mostrava nemmeno un’immagine della monaca toscana vissuta a cavallo tra ‘300 e ‘400. Qualcosa non tornava. Fu così che scoprii che a volte la devozione - atto tutto umano - gioca qualche scherzo. E che la storia aveva stratificato fino a confonderle le figure di Santa Rita da Cascia con quella di Santa Margherita di Antiochia.
Ma avevo appena scoperchiato un piccolo vaso di Pandora che giaceva davanti agli occhi di tutti.
Sì, perché la deliziosa chiesetta affacciata su via Trecchi è dedicata alle Sante Margherita e Pelagia.
Peccato che non solo le due figure sfuggano alla definizione storica, per la fioritura di numerose e arruffate leggende agiografiche, ma che - udite udite - siano in un certo senso e per certi versi a loro volta sovrapponibili. Senza addentrarsi nel ginepraio intricato delle fonti accuratamente scandagliate dagli eruditi, si metta a fuoco semplicemente questo: che Marina di Antiochia martire, secondo una celebre Passio greca, cambia il nome in Margherita, mentre la Legenda Aurea racconta di lei come della penitente che si fa chiamare Pelagio; e che sotto il nome di Pelagia si riunificano due vicende completamente diverse, quella di un’altra penitente, di Gerusalemme, che si fa chiamare Pelagio dopo essersi ritirata in un eremo sul monte degli Olivi e quella di una martire che si lascia cadere nel vuoto per sfuggire alla violenza di un manipolo di soldati....
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