L’arte di ricordare la “Resistenza”

22 APR 21
Ultimo aggiornamento: 19:2816 MAG 25
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Immagino che ogni persona sia libera nelle scelte, ma quanti esporrebbero nel loro spazio abitativo un’opera d’arte che rappresenti il corpo martoriato di uno dei tanti partigiani trucidati dai nazifascisti?
Ogni partigiano, messo a morte, ha compiuto la sua via crucis laica, dando la vita per la Patria e per ognuno di noi. Domenica 25 Aprile 2021, in un tempo di limitazioni Covid onoreremo la ricorrenza della Liberazione con la preghiera o con un semplice ricordo delle anime partigiane.
Così, attraverso 55 opere con inchiostro su preziosa carta a mano Amatruda di Amalfi ho ricordato con passione tre diverse segnature: la realtà, l’invisibile e la storia, una triade che nel loro alternarsi sviluppa intersecandosi immagini che rappresentano vittime e carnefici che ci riportano con tristezza a volti e fatti da non dimenticare.
Durante questo travagliato “lavoro artistico”, solo l’anima mi ha consentito di giungere dove gli occhi umidi non vedevano altro che buio negli innumerevoli documenti consultati, sbiaditi dal tempo; documenti usciti da tarlati e scricchiolanti armadi della vergogna, nascosti dai cuori di pietra, che hanno reso difficile, ma necessario, affievolire quel bollore di forte condanna verso chi ha concesso impunità ai criminali riconosciuti.
La “mappa” degli eccidi è segnata da centinaia e centinaia di località, rammento il paese di Caiazzo in Campania dove è accaduto uno dei più efferati crimini: “Nella notte del 4 ottobre 1943, la 3.a Compagnia del 29° Panzer Granadier Regiment si diede al saccheggio di Caiazzo e delle contrade vicine, casa per casa, fattoria per fattoria. Centinaia gli incendi, 34 i morti della rappresaglia, assolutamente ingiustificata...
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