«Il “mio” sognatore è stanco ma non può smettere di lottare»

1 APR 21
Ultimo aggiornamento: 19:2716 MAG 25
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Si intitola “L’ultimo sognatore”, l’ultima grande opera (e non solo per dimensioni - 160 x 90)dell’artista cremonese Virginio Lini, grafico, scenografo e pittore nato a San Daniele Po.
L’ultimo dei “Sognatori” rappresenta «lo spaccato di una società che si sta estinguendo in un mondo dominato dalle falsità, dalle ambiguità, dalla spregiudicatezza, per il proliferare di nuovi briganti del presente e di predatori del futuro».
«“Il vecchio” - spiega ancora l’artista - è l’ultimo baluardo all’arroganza di chi esibisce una falsa coscienza. Forte nel custodire la parte più viva del suo sogno, contro un mondo arrogante, avido e incapace, popolato dal mito del potere, dalla fame, dalle guerre e dalle ingiustizie, sempre più in corsa e sempre più infelice.
“ll vecchio” ha vissuto e lottato col desiderio di costruire un nuovo mondo, un futuro dove al centro della vita ci fosse l’uomo.
Un mondo popolato da gente gioiosa, popolato da gente che ha scelto il suo cammino lontana da gesti clamorosi per sentirsi qualcuno, senza ipocrisie, contro qualsiasi forma di egoismo nel rispetto di se stesso e dell’umanità».
«Questo sogno era talmente forte da credere in una rinascita che ha travolto “Il vecchio” - spiega ancora Lini -, facendolo vivere nell’entusiasmo di vedere l’avverarsi di questo nuovo umanesimo, sino a credere che nulla potesse infrangere questa speranza che si potesse inventare un nuovo individuo, un nuovo rinascimento dove l’uomo sia al centro della vita sino al traumatico risveglio del potere, di coloro che ignorano il passato e il futuro».
Di fronte alla realtà ecco che «allora gli assale un senso di smarrimento, di disperazione e di angoscia, per avere perso anche quest’ultima speranza nel vedere che tutto è stato cancellato dall’insipienza, dall’incapacità e dagli eccessi dei signori del potere». Tanto che al “sognatore” «Non rimane che coprirsi il volto, con le mani segnate dai profondi solchi del trascorrere del tempo; preoccupato per il silenzio dei suoi nipoti; dei suoi sbagli»...
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