«Sono affezionato a Napoleone, eroe al di là degli schemi classici»

Prima la caotica “Big Apple” di Nick Raider, in seguito la placida - ma soltanto all’apparenza… - Ginevra di Napoleone (sospesa tra la realtà e il sogno) e, in tempi più recenti, i sentieri arroventati dal sole del West di Tex Willer: lo stile di Pasquale Del Vecchio - grazie alla pennellata morbida e al tratto elegante -, adattandosi a situazioni e location differenti, ancora seduce migliaia di lettori di fumetti.
Pasquale, lei è - da anni, ormai - fra i disegnatori più apprezzati di Aquila della Notte. Qual è l’approccio che un cartoonist deve avere nei confronti della massima icona del fumetto italiano?
«È un approccio improntato al massimo rispetto. Fra i vari personaggi che ho disegnato, Tex è senz’altro il più impegnativo e - credo - il più difficile. Si tratta di una figura con una storia lunghissima, sedimentato nella cultura popolare italiana. Tex era un “classico” già nei primi anni Settanta, quando da bambino ho cominciato a leggerlo. Prima di me l’hanno interpretato tanti disegnatori diversi, ognuno caratterizzandolo alla propria maniera. Lo stesso ho cercato di fare io. Disegnandolo, basta un niente per tradirlo. Ha un viso abbastanza regolare e, prima del grande lavoro di caratterizzazione di Claudio Villa...
«È un approccio improntato al massimo rispetto. Fra i vari personaggi che ho disegnato, Tex è senz’altro il più impegnativo e - credo - il più difficile. Si tratta di una figura con una storia lunghissima, sedimentato nella cultura popolare italiana. Tex era un “classico” già nei primi anni Settanta, quando da bambino ho cominciato a leggerlo. Prima di me l’hanno interpretato tanti disegnatori diversi, ognuno caratterizzandolo alla propria maniera. Lo stesso ho cercato di fare io. Disegnandolo, basta un niente per tradirlo. Ha un viso abbastanza regolare e, prima del grande lavoro di caratterizzazione di Claudio Villa...
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