«I “cliché” servono al lettore ma bisogna saperli usare bene»

Iconico, leggendario, intramontabile: tre aggettivi perfettamente calzanti per un character di respiro internazionale come Tex Willer. Scriverne - oppure disegnarne - una storia equivale ad appuntarsi al petto una prestigiosa medaglia e, nel contempo, saper raccogliere il guanto di un’appassionante sfida. Una sfida che Giorgio Giusfredi, sceneggiatore dell’albo cartonato a colori dal titolo “L’ultima missione” (fresco di stampa e disegnato da un ispiratissimo Alfonso Font), ha coraggiosamente accettato e, con impegno e con professionalità, vinto.
Una figura autorevole ed esperta come Gianfranco Manfredi ha recentemente dichiarato come il lettore, oggi, sia disposto a spendere sempre più per accaparrarsi un fumetto che unisca qualità (della storia e dei disegni) ed estetica (della confezione). Il punto, dunque, è il seguente: meno acquirenti (probabilmente), ma un elevato grado di affezione nei confronti delle serie. Concorda?
«Sì e no. È vero che il pubblico, come diceva anche Sergio Bonelli in alcune delle sue ultime interviste, si sta riducendo e sta diventando un pubblico d’élite, ma è anche vero che il fumetto popolare ha un prezzo popolare. Ciò non toglie che le storie debbano sempre essere, in ogni caso, di altissima qualità. La nuova serie “Tex Willer”, con un formato più snello e con un prezzo popolare, riscuote successo: questo mi rassicura, giacché significa che il grande pubblico può ancora dare fiducia a qualcosa di nuovo e, allo stesso tempo, di “classico”...
«Sì e no. È vero che il pubblico, come diceva anche Sergio Bonelli in alcune delle sue ultime interviste, si sta riducendo e sta diventando un pubblico d’élite, ma è anche vero che il fumetto popolare ha un prezzo popolare. Ciò non toglie che le storie debbano sempre essere, in ogni caso, di altissima qualità. La nuova serie “Tex Willer”, con un formato più snello e con un prezzo popolare, riscuote successo: questo mi rassicura, giacché significa che il grande pubblico può ancora dare fiducia a qualcosa di nuovo e, allo stesso tempo, di “classico”...
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