Scheletri al museo

18 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 17:25 | 16 MAG 25
Immagine di Scheletri al museo
Altro che scheletri nell’armadio: al Museo Civico di Crema e del Cremasco, le “scene macabre” fanno bella mostra di sé in galleria, tra le collezioni permanenti. Per ammirarle basta raggiungere la galleria al primo piano, dove le quattordici figure accompagnano il visitatore suscitando curiosità e inquietudine.
Lungo la parete s’incontrano un mendicante, un mercante, un cerusico, gentiluomini e nobildonne, comandanti e personaggi togati, per finire con chierici e imperatori. In posa con grazia innaturale, si distinguono per abiti e accessori, dipinti con minuzia sulle ossa scarne. Tra le mani stringono attrezzi di lavoro, stoffe preziose, simboli del potere e oggetti appartenenti alla vita terrena, quasi non volessero abbandonarla.
Testimoni di una tradizione religiosa e popolare nata sul territorio lombardo, le “scene macabre” risalgono alla prima metà del Settecento e costituiscono un unicum per qualità e completezza, che già riscosse l’attenzione di storici e cronisti dell’epoca. Tra questi Bernardo Nicola Zucchi, abate cremasco autore di una dettagliata cronistoria del territorio recentemente oggetto di studio e pubblicazione della Società Storica Cremasca. «Nel 1739 descrive per la prima volta gli scheletri, provenienti dalla chiesa di san Bernardino e tuttora proprietà della diocesi di Crema», spiega Alessandro Barbieri, conservatore museale. «In origine le “scene macabre” erano collocate in sacrestia o nelle stanze adiacenti, per essere esposte solo in particolari occasioni, come il Triduo dei morti. Si tratta di una cerimonia che si sviluppa all’inizio Settecento e nasce nella chiesa di san Giuseppe a Brescia, casa madre dei frati minori osservanti...
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