Paesaggi e vedute, la città di Vertua

Complice l’emergenza sanitaria, è passato in sordina un importante anniversario che in altri momenti, con ogni probabilità, avrebbe destato una maggiore attenzione: due secoli fa, nel 1820 nasceva uno dei più importanti pittori di paesaggio, cui Cremona deve quasi tutti i suoi ritratti ottocenteschi. Stiamo parlando di Felice Giuseppe Vertua, scomparso nel 1862, che sicuramente è una presenza tutt’altro che marginale nel panorama del vedutismo lombardo della prima metà del XIX secolo, ma di cui nulla si sa riguardo alla formazione artistica, all’attività svolta e alla committenza che lo sostenne nella sua attività.
Sicuramente è attratto dalla pittura del veronese Giuseppe Canella, al quale si avvicina tecnicamente e stilisticamente. Come lui, dipinge vedute di genere, ma soprattutto dedica una grande attenzione alle vedute di Cremona, facendo propria una tendenza assai diffusa tra i vedutisti del suo tempo, che li spingeva a rappresentare la propria città, negli angoli più caratteristici o nei monumenti più significativi, secondo un genere didascalico che a Cremona aveva già trovato in Carlo Gilio Rimoldi un esponente di rilievo. Il rapporto con l’artista veronese, di cui peraltro non si è ancora riusciti a stabilire i confini fisici e temporali, è testimoniato oggi dal recente rinvenimento, sul retro di un dipinto di Canella, della dedica autografa all’amico cremonese: “Giuseppe Canella donò /a Felice Giuseppe Vertua”...
Sicuramente è attratto dalla pittura del veronese Giuseppe Canella, al quale si avvicina tecnicamente e stilisticamente. Come lui, dipinge vedute di genere, ma soprattutto dedica una grande attenzione alle vedute di Cremona, facendo propria una tendenza assai diffusa tra i vedutisti del suo tempo, che li spingeva a rappresentare la propria città, negli angoli più caratteristici o nei monumenti più significativi, secondo un genere didascalico che a Cremona aveva già trovato in Carlo Gilio Rimoldi un esponente di rilievo. Il rapporto con l’artista veronese, di cui peraltro non si è ancora riusciti a stabilire i confini fisici e temporali, è testimoniato oggi dal recente rinvenimento, sul retro di un dipinto di Canella, della dedica autografa all’amico cremonese: “Giuseppe Canella donò /a Felice Giuseppe Vertua”...
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