Il “museo dei cocci” racconta la nostra storia

12 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 19:2016 MAG 25
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Qualcuno l’ha chiamato scherzosamente: il Museo dei cocci. Eppure quanta importanza assumono questi cocci nella documentazione, nella strutturazione della vera storia del nostro territorio».
Era il 1963 quando Amos Edallo, architetto castelleonese fondatore del Museo Civico di Crema e del Cremasco, inaugura la prima collezione permanente negli spazi dell’ex convento di sant’Agostino. Una raccolta di donazioni, opere, cimeli di vario tipo, tra cui le terrecotte. Spesso considerati come forma d’arte di minor pregio, fregi, formelle, frammenti di statue e altri elementi decorativi fittili sono in realtà in grado di raccontarci la storia e l’aspetto di chiese, edifici pubblici e privati tra Medioevo e Rinascimento. Un’epoca di grandi cambiamenti - sociali, politici, estetici - rimasti impressi nell’argilla e restituiti dal tempo, sotto forma di reperti delicati quanto ricchi di significato. Alessandro Barbieri, conservatore del Museo Civico di Crema e del Cremasco, lo racconta di fronte alla prima vetrina che accoglie i visitatori al primo piano del museo (nella foto)....
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