«Quando Diabolik fu infettato da un misterioso virus...»

Diabolik: non un “semplice” eroe dei fumetti, quanto piuttosto un’autentica “icona” capace di travalicare i confini del suo ambito di appartenenza arrivando a conquistare, ad avvincere anche chi, abitualmente, scarsa (o nulla) dimestichezza dimostra con la “letteratura” disegnata. I mass media se ne occupano da anni, giacché la sua fama - al pari di quella di Eva Kant, la sua leggendaria compagna - merita un’analisi accurata. Mario Gomboli toglie la maschera al suo eroe in calzamaglia nera e approfondisce il perché di un successo tanto duraturo.
Direttore, iniziamo la nostra chiacchierata occupandoci del tanto atteso film (affidato alla regia di Antonio e Marco Manetti) incentrato sulle gesta del “Re del Terrore”. Un’altra medaglia - l’ennesima - che la casa editrice “Astorina” si appunta al petto.
«A pensarci, sembra incredibile che ci sia voluto più di mezzo secolo per trovar modo di realizzare un secondo film di Diabolik… Il primo (regia di Mario Bava, produzione di Dino De Laurentiis), infatti, risale al lontano 1967. In realtà, durante questi anni, molti produttori cinematografici si sono interessati al personaggio, ma solo “Rai Cinema” ha, infine, accettato di rispettare tutte le caratteristiche dello stesso, affidando la regia ai Manetti bros., conoscitori e fan del “Re del Terrore”...
«A pensarci, sembra incredibile che ci sia voluto più di mezzo secolo per trovar modo di realizzare un secondo film di Diabolik… Il primo (regia di Mario Bava, produzione di Dino De Laurentiis), infatti, risale al lontano 1967. In realtà, durante questi anni, molti produttori cinematografici si sono interessati al personaggio, ma solo “Rai Cinema” ha, infine, accettato di rispettare tutte le caratteristiche dello stesso, affidando la regia ai Manetti bros., conoscitori e fan del “Re del Terrore”...
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