Giulia racconta la vita al tempo del Coronavirus

All’inizio non l’ho detto a nessuno, non riuscivo a crederci». Seduta di fronte ad un caffè, Giulia Barbieri racconta storia ed emozioni del percorso che in pochi mesi l’ha portata al “Festival della Fotografia Etica” di Lodi.
Fotografa professionista e graphic designer cremonese, a soli trent’anni sarà tra i partecipanti all’undicesima edizione della collettiva internazionale, che quest’anno racconterà la vita al tempo del Covid-19. Tra le oltre diecimila immagini candidate, tre sono state scattate tra Cremona e Persichello, dove Giulia ha vissuto il lockdown raccontando il volto più autentico della pandemia.
Giulia, la tua nuova avventura inizia con la candidatura alla call “Life in the time of Coronavirus”, promossa da Roma Fotografia: di cosa si tratta?
«Il progetto punta a raccogliere un database d’immagini per raccontare i mesi della pandemia. Ho inviato una cinquantina di foto: alcune scattate in ospedale, altre dal giardino di casa...E’ stato il mio modo di elaborare ciò che stava accadendo concentrandomi su ciò che c’era dentro me, mentre il mondo fuori pareva essersi fermato».
Fotografa professionista e graphic designer cremonese, a soli trent’anni sarà tra i partecipanti all’undicesima edizione della collettiva internazionale, che quest’anno racconterà la vita al tempo del Covid-19. Tra le oltre diecimila immagini candidate, tre sono state scattate tra Cremona e Persichello, dove Giulia ha vissuto il lockdown raccontando il volto più autentico della pandemia.
Giulia, la tua nuova avventura inizia con la candidatura alla call “Life in the time of Coronavirus”, promossa da Roma Fotografia: di cosa si tratta?
«Il progetto punta a raccogliere un database d’immagini per raccontare i mesi della pandemia. Ho inviato una cinquantina di foto: alcune scattate in ospedale, altre dal giardino di casa...E’ stato il mio modo di elaborare ciò che stava accadendo concentrandomi su ciò che c’era dentro me, mentre il mondo fuori pareva essersi fermato».
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