L’immagine non basta L’arte si rinnova per “visioni connesse”

Nicola Domaneschi (Cremona 1987) è un artista transdisciplinare. Nel 2011 ha fondato il progetto artistico Mount Fog insieme a Marco Verdi (Pavia, 1987) ed Erich Grunewald (Goteborg, 1988). Il progetto è nato con la volontà di esplorare medium quali fotografia, suono, installazione e performance sviluppando visioni e connessioni tra linguaggi eterogenei. Il suo lavoro è stato esposto presso Fotografia Europea, SiFest, Triennale di Milano e in spazi e gallerie private. La serie fotografica “Flood, Medication Blues” è stata inserita nel catalogo Urbanautica Institute 2019. Gli abbiamo posto alcune domande.
A quali attività artistiche si sta dedicando?
«In questi ultimi anni l’attività che mi ha maggiormente assorbito, è stata sicuramente il lavoro sulla serie fotografica “Flood, Medication Blues”. Progetto che ho sviluppato a quattro mani con Marco Verdi che, oltre ad essere un mio grande amico, è anche parte fondamentale del processo creativo in molti dei lavori che mi vedono coinvolto. “Flood, Medication Blues”, nasce come indagine fotografica sulle metamorfosi del paesaggio fluviale dopo una grande alluvione. Nel tempo però, è diventato qualcosa di maggiormente legato alla sfera emotiva e percettiva del paesaggio e della sua antropizzazione...
«In questi ultimi anni l’attività che mi ha maggiormente assorbito, è stata sicuramente il lavoro sulla serie fotografica “Flood, Medication Blues”. Progetto che ho sviluppato a quattro mani con Marco Verdi che, oltre ad essere un mio grande amico, è anche parte fondamentale del processo creativo in molti dei lavori che mi vedono coinvolto. “Flood, Medication Blues”, nasce come indagine fotografica sulle metamorfosi del paesaggio fluviale dopo una grande alluvione. Nel tempo però, è diventato qualcosa di maggiormente legato alla sfera emotiva e percettiva del paesaggio e della sua antropizzazione...
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