Virus e utopia Arte e pandemia

18 GIU 20
Ultimo aggiornamento: 17:15 | 16 MAG 25
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Che i nostri modelli abitativi, sia considerati a scala urbana, sia a quella del fabbricato o dell’unità immobiliare, fossero ben più che in crisi in molti lo si diceva da tempo, e non tutti necessariamente pervasi da cassandrismo architettonico. Tanti i libri, tante le pubblicazioni, tante parole, financo canzoni pur in forme anche demenziali narravano di un disagio, anzi di un malessere che si rivelava in due sintomi, quasi delle patologie fisiche: il senso di soffocamento da un lato, e sorprendentemente dall’altro un’impressione di vuoto che portava comunque a cercare di identificarsi in un branco, qualunque fosse, per ritrovare i tratti identitari personali, per riconoscersi e concepire un’idea di vita. E che la vetero architettura e la vetero edilizia fossero i reliquati materiali di un modello sociale votato alla negazione di un futuro, giocato in tutto il mondo su incoscienza e disparità erano anche considerazioni non del tutto popolari ma comunque striscianti nel pensiero collettivo, almeno a livello di percezione coscienziale. Anche il sistema delle necessità traballava, con ricorrenti crisi e comunque con paura, tra il vero e il falso, tra l’affermazione di resistenza e la tentazione riformatrice come unica formula conservativa.
In buona sostanza il mondo si stava accorgendo che nel nostro vivere mancava la qualità, in tutti i suoi aspetti della quotidianità...
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