La città, parole e simboli

9 GEN 20
Ultimo aggiornamento: 17:05 | 16 MAG 25
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Questa storia ha un inizio, lontano nel tempo e occasione di rimandi ancora più distanti, in quel di via Attilio Boldori, tipografo e politico a cavallo del XIX e XX secolo, assassinato dai fascisti. Il suo nome a intitolargli la via, con le lettere nere a sbalzo, sotto la pietra rosa da cui si stacca la moderna fiaccola disegnata fra il 1954 e il 1958 (come tutto l’edificio dell’ex Banca d’Italia) dall’architetto romano Luigi Vagnetti, sembra una stele funeraria dedicata al suo martirio. Sul lato destro della strada nel senso di marcia, sull’architrave che fa da cornice superiore ad un severo portone, si intravvede a stento (per l’evidente stato di abbandono) la scritta “REGIA BIBLIOTHECA PUBLICA”. Nella memoria mia e di tanti altri che si avviavano al ginnasio negli anni ’60 quello era l’ingresso del Liceo Ginnasio Statale “Daniele Manin”, che vuotava direttamente su un grande scalone marmoreo, più che sufficiente a incutere rispetto e soggezione a noi che proprio su quell’ardua salita da scolari diventavamo studenti. E per molti il passaggio era un’elevazione non solo spirituale, segnato proprio da quella scala, perchè il liceo era solo al piano superiore, e al piano terra, con ingresso dalla via Rigotti, sul retro delle poste, c’era la scuola media. Alla prima visione la scritta, più propriamente l’insegna, era per noi del tutto criptica, fino al momento di apprendere che il Manin ha una storia antica che nasce nei primi anni del XVII secolo quando, nello storico edificio, viene istituito il collegio gesuita. E quell’accesso portava anche alla sede della biblioteca di Cremona che qui rimase fino a metà ‘800...
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