In viaggio con Medici senza Frontiere: esperienza molto forte, ma ero pronto

26 SET 19
Ultimo aggiornamento: 19:0016 MAG 25
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Alec Von Bargen, lei è un personaggio eclettico: artista, fotografo, attore, scrittore. In quale di questi ambiti si sente più rappresentato?
«Devo dire che mi sento molto fortunato, perché non ho mai fatto altro che l’artista. Credo sinceramente che artisti si nasca e, nel mio caso, non saprei fare altro. Ho incominciato come attore quando avevo 16/17 anni, e immediatamente, si sono aperte le porte della produzione, scrittura e regia. Per più di 15 anni la mia vita è stata dedicata a quel mondo. Il mio “parco giochi” era sempre un set televisivo, il palco di un teatro o una location di un film. Sicuramente lì è nata la mia passione per lo “storytelling”, la narrazione che mi aiuta adesso come artista multimediale. Ero follemente innamorato della mia vita, ma il 90% della carriera dell’attore non c’entra con la recitazione. Come attore passi molto più tempo intessendo relazioni pubbliche e auto promozione, cosa che lentamente ha raffreddato il mio interesse. La fotografia è sempre stata la mia passione, e l’ho studiata prima di tutto. Il giorno che ho deciso di dedicarmi esclusivamente all’arte, alla fotografia, al mio discorso artistico, mi sono sentito la persona più libera del mondo, e mi sono reso conto di quanto, come attore, ero semplicemente un veicolo per le parole, l’indicazione o i bisogni di qualcun altro. Avevo bisogno del mio proprio discorso, di parlare con le mie parole, e soprattutto di stabilire le mie regole, per quanto riguardava la mia vita d’artista».
Da attore in Messico e negli Stati Uniti, è passato ad essere un artista/fotografo visuale in viaggio per il mondo. Come nasce questa svolta?
«Come ho detto prima, questa svolta nasce dall’ insoddisfazione. Non riuscivo più a vivere, a creare, sotto regole imposte da altri. In tutto questo cresceva anche quello che chiamo il mio unico vero “vizio” nella vita...
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