«In cerca del... “buono”»

Nuova tappa del nostro viaggio all’interno della X Biennale di Soncino. A Marco, di scena fino al 29 settembre. Questa settimana il protagonista è Max Cavallari. Classe 1989, Cavallari, soncinese e residente a Bologna, inizia la sua carriera professionale nel 2014, iniziando collaborazioni con differenti agenzie come fotogiornalista freelance. Negli ultimi due anni le sue immagini sono apparse su testate come: The Times, The Guardian, Stern Magazin, Vogue Italia, Corriere della Sera, BuzzFeed UK. Lavora a stretto contatto con tematiche sociali come Migrazioni, Tecnologia e Ambiente.
Alcuni suoi progetti sono stati esposti presso il Mudec Museum e La Triennale di Milano, Palazzo D’Accursio a Bologna e festival come Fotografia Europea (Reggio Emilia), Fotografia Etica (Lodi). Da poco, ha ultimato la sua esperienza presso la Residenza Artistica “Swatch Art Peace Hotel” di Shanghai. E proprio, in questi giorni, alcune sue foto relative a questa esperienza sono esposte in occasione di “Shanghai Photo Fair”, uno degli eventi di fotografia più riconosciuti al mondo.
“Vene”, invece, è la sua fotografia per la X Biennale di Soncino esposta alla “Casa degli stampatori”.
Cavallari, come è nata la sua passione per la fotografia, e nello specifico il desiderio di fare fotogiornalismo?
«Diciamo che la mia passione nasce in età preadolescenziale, tra i 12 e i 14 anni, non ricordo esattamente. Mi piaceva l’idea che con uno strumento meccanico potessi bloccare alcune immagini che mi divertivano. Era una sensazione piuttosto elementare, ma mi dava piacere. Inoltre a scrivere non sono mai stato bravissimo quindi ho dovuto per forza trovare un mezzo alternativo per raccontare le storie che vedevo intorno a me.
L’idea invece di fare fotogiornalismo nacque durante i primi anni di Liceo, quando all’inizio della guerra in Iraq venne a trovarci un fotoreporter di nome Franco Pagetti, fotografo del Times, in lui vidi il me stesso fra trent’anni. Poi le cose sono andate un po’ diversamente ma ricordo perfettamente che quella fu la scintilla...
Alcuni suoi progetti sono stati esposti presso il Mudec Museum e La Triennale di Milano, Palazzo D’Accursio a Bologna e festival come Fotografia Europea (Reggio Emilia), Fotografia Etica (Lodi). Da poco, ha ultimato la sua esperienza presso la Residenza Artistica “Swatch Art Peace Hotel” di Shanghai. E proprio, in questi giorni, alcune sue foto relative a questa esperienza sono esposte in occasione di “Shanghai Photo Fair”, uno degli eventi di fotografia più riconosciuti al mondo.
“Vene”, invece, è la sua fotografia per la X Biennale di Soncino esposta alla “Casa degli stampatori”.
Cavallari, come è nata la sua passione per la fotografia, e nello specifico il desiderio di fare fotogiornalismo?
«Diciamo che la mia passione nasce in età preadolescenziale, tra i 12 e i 14 anni, non ricordo esattamente. Mi piaceva l’idea che con uno strumento meccanico potessi bloccare alcune immagini che mi divertivano. Era una sensazione piuttosto elementare, ma mi dava piacere. Inoltre a scrivere non sono mai stato bravissimo quindi ho dovuto per forza trovare un mezzo alternativo per raccontare le storie che vedevo intorno a me.
L’idea invece di fare fotogiornalismo nacque durante i primi anni di Liceo, quando all’inizio della guerra in Iraq venne a trovarci un fotoreporter di nome Franco Pagetti, fotografo del Times, in lui vidi il me stesso fra trent’anni. Poi le cose sono andate un po’ diversamente ma ricordo perfettamente che quella fu la scintilla...
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