Fuga in Egitto: avventure e miracoli

La prossima mostra “Orazio Gentileschi. La fuga in Egitto e altre storia”, curata dal conservatore della Pinacoteca Mario Marubbi, che verrà inaugurata il prossimo 19 ottobre, ci offre lo spunto per affrontare uno dei temi iconografici più popolari, che nei secoli ha conosciuto un’insolita fortuna, anche nella storia artistica cremonese. L’episodio è raccontato in modo succinto nel Vangelo di Matteo e ampliato nei Vangeli apocrifi. Dopo la partenza dei magi, un angelo apparve in sogno a Giuseppe esortandolo a fuggire poiché Erode cercava il Bambino per ucciderlo. Durante la notte Giuseppe si alzò e insieme a Maria e Gesù raggiunse l’Egitto, rimanendovi fino alla morte di Erode. In un altro sogno l’angelo gli disse di tornare nella terra di Israele e, in una nuova visione, gli consigliò di raggiungere Nazaret, nella Galilea. In questo modo si compirono le parole dei profeti secondo le quali il Signore chiamò suo figlio dall’Egitto e venne poi nominato Nazareno. Secondo la rappresentazione più comune la Vergine con il Bambino monta un asinello, condotto da Giuseppe; la scena si svolge di notte secondo le indicazioni evangeliche. Possono essere raffigurati anche i tre figli precedenti di Giuseppe e la levatrice Salomè. Sul fondo può esserci un campo di grano che, secondo la leggenda, maturò in una sola notte dopo il passaggio della Sacra Famiglia. A volte è raffigurato il momento della partenza, mentre Maria si accomiata dai suoi, o è in attesa sotto un albero mentre Giuseppe sella l’asino. Nella pittura italiana e francese del XVII e XVIII secolo è raffigurata la scena dell’imbarco per l’Egitto; il traghettatore può essere Caronte...
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