Dalla Scuola d’arti e mestieri al realismo magico

23 MAG 19
Ultimo aggiornamento: 18:5516 MAG 25
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In ideale prosecuzione con “Il regime dell’arte” dedicata al Premio Cremona, la mostra “Giuseppe Moroni tra Novecento italiano e scuola romana”, curata da Maurizia Bonatti Bacchini con la collaborazione dell’Archivio Giuseppe Moroni curato dal nipote Angelo Allegrini, e la presentazione di Rodolfo Bona, allestita al Museo civico Ala Ponzone fino al prossimo 28 luglio 2019, prosegue la politica di riscoperta e valorizzazione del Novecento cremonese con la riproposizione di un artista di respiro nazionale che ha saputo, però, mantenere uno stretto contatto con la realtà provinciale e rurale da cui proveniva. Con la corposa pattuglia degli altri cremonesi operanti fuori porta fin dalla fine dell’Ottocento che annovera a Roma, tra gli altri, Emilio Rizzi, Massimo Gallelli, Giuseppe Rivaroli, Alceo Dossena, Moroni in quell’epoca di passaggio da un tardo liberty di maniera alla nuova temperie di Novecento, dall’angusto ambito provinciale entra in contatto con le tendenze più avanzate della cultura europea. Come aveva fatto, d’altronde, approdando all’Accademia milanese di Brera, la generazione precedente che annoverava Mario Biazzi, Enrico Felisari e Leone Lodi. Comune a tutti la formazione presso quella fucina artistica rappresentata dalla Scuola di arti e mestieri dell’Ala Ponzone, che ha sfornato personaggi del calibro di Carlo Vittori, Emilio Rizzi, Mario Biazzi, Renzo Botti, Giuseppe Tomè, Angelo Rescalli, Giacomo Balestreri...
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