Un antesignano fra i traduttori

24 GIU 18
Ultimo aggiornamento: 18:4016 MAG 25
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C’è un cremonese agli albori della lingua italiana, anche se, per far piacere al suo amico re Enzo, scriveva in francese antico. Cremona, come sappiamo, è stata tradizionalmente una città di grandi traduttori e mediatori culturali. Negli anni scorsi è stata appieno rivalutata e studiata da Pierluigi Pizzamiglio la figura di Gherardo da Cremona e, più recentemente da Anna Mantellotti quella di Giambonino, e, ad esempio, da Ivana Brusati quella del medico Adamo, ma un personaggio che meriterebbe di essere posto tra i grandi del suo tempo è certamente Daniele Deloc. Deloc, un nome strano dovuto forse ad un errore di lettura per “de loco”, cioè “proveniente da”, è autore del più antico documento in langue d’oil, il francese antico o “francese di Lombardia”, che si conosca: un trattato di caccia con il falcone scritto per re Enzo (cremonese pure lui), poco tempo dopo essere fatto prigioniero dai bolognesi nel 1249, alla battaglia di Fossalta. Daniele faceva parte anche lui, con ogni probabilità, di quella variopinta corte di Federico II dove bazzicavano, fra gli altri, il frate domenicano Rolando cacciatore di eretici, Adamo e Teodoro d’Antiochia, entrambi traduttori dall’arabo, Michele Scoto, che Dante chiama “mago” e poeti come  Giorgio da Gallipoli, Giovanni da Otranto, Giovanni Grasso...
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