Così Francesco Merlini ferma i silenzi del lago

C’è un’atmosfera rarefatta. La foschia accentua l’effetto minimalista del bianco e nero. Quello di Francesco Merlini non è il Lago di Garda dei villeggianti, ma un luogo quasi sospeso. «E’ un luogo che offre una grande varietà. Certo, se ci si mette su una spiaggia e si guarda verso il lago non sembra - sorride - ma ci sono dettagli, pezzi del lago che lo raccontano in un altro modo».
Ed è questa la ricerca che ha guidato il fotografo amatoriale cremonese verso la mostra “Il silenzio del lago” che sarà inaugurata domani, sabato 17 febbraio, presso la Libreria del Convegno. Quindici stampe, tutte in bianco e nero, con uno stile definito, fatto di forti contrasti e lunghe esposizioni. «Sono scatti realizzati solo all’alba o al tramonto. Nel bianco e nero è la luce a sottolineare i particolari. Il colore sarebbe stata una distrazione e non avrebbe rispecchiato ciò che io vedevo in quei momenti sul lago. E i sentimenti che mi suscitavano».
Romantico e malinconico, surreale e quasi onirico: «A Sirmione c’è questo pontile - spiega Merlini - che mi ha colpito. Era l’alba e sul lago si era fermata una nebbia bianca che sfumava i contorni all’orizzonte. E’ come se chi guarda la fotografia resti sospeso a chiedersi che cosa ci sarà alla fine del pontile».
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Ed è questa la ricerca che ha guidato il fotografo amatoriale cremonese verso la mostra “Il silenzio del lago” che sarà inaugurata domani, sabato 17 febbraio, presso la Libreria del Convegno. Quindici stampe, tutte in bianco e nero, con uno stile definito, fatto di forti contrasti e lunghe esposizioni. «Sono scatti realizzati solo all’alba o al tramonto. Nel bianco e nero è la luce a sottolineare i particolari. Il colore sarebbe stata una distrazione e non avrebbe rispecchiato ciò che io vedevo in quei momenti sul lago. E i sentimenti che mi suscitavano».
Romantico e malinconico, surreale e quasi onirico: «A Sirmione c’è questo pontile - spiega Merlini - che mi ha colpito. Era l’alba e sul lago si era fermata una nebbia bianca che sfumava i contorni all’orizzonte. E’ come se chi guarda la fotografia resti sospeso a chiedersi che cosa ci sarà alla fine del pontile».
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