Tesori del Novecento tornano a splendere alla Pinacoteca Civica

25 GEN 18
Ultimo aggiornamento: 18:3416 MAG 25
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Immagine di Tesori del Novecento tornano a splendere alla Pinacoteca Civica
La collezione novecentesca della Pinacoteca Ala Ponzone torna ad essere visibile al pubblico. Il necessario periodo di disallestimento delle sale al secondo piano del Museo Civico è dovuto agli interventi di consolidamento del soffitto di Palazzo Affaitati, che hanno visto un cedimento strutturale che minacciava la conservazione delle opere e la sicurezza dei visitatori. I lavori operati nelle due sale sono stati resi possibili anche grazie ad un cofinanziamento attraverso un bando pubblico della Regione Lombardia, utilizzato anche per l’allestimento permanente della Sala per la Vittoria Alata nel Museo Archeologico San Lorenzo. Gli interventi per la nuova controsoffittatura antisfondellamento sono terminati nei primi giorni del 2018, anno in cui la programmazione culturale del Comune dedica particolare attenzione proprio al XX secolo.
Il Novecento è un’epoca ricca di avvenimenti di grande incisività a livello mondiale: la storia, la politica, lo sviluppo industriale, il commercio raccontano di eventi in cui i protagonisti sono gli uomini di ogni cultura e nazione. Per quanto riguarda la storia dell’arte, troppo spesso si concentra l’attenzione sull’arte internazionale significativa e innovativa al tempo stesso. Ma cosa conosciamo dell’arte locale a cavallo fra ‘800 e ‘900? La collezione della Pinacoteca Civica conserva una rassegna di pittura cremonese, lombarda e addirittura italiana. Molti sono i bozzetti e i modelli che si riferiscono a opere di maggiore rilievo, destinate a collocazioni più note, ma anche in queste opere non mancano la qualità e la fantasia degli artisti che in questi decenni si appropriano di linguaggi personali tratti da scuole regionali o diverse sensibilità nell’osservare la realtà. La collezione museale conserva opere appartenenti a diversi movimenti artistici: il linguaggio accademico e postunitario di Gorra e Piervitali si mescola ai tratti realisti di Bertini, grande maestro milanese da cui derivano significativi allievi come Tranquillo da Cremona, promotore della Scapigliatura in Italia. I tipici tratti di simbolismo, divisionismo e belle èpoque si alternano fra un Ritratto di Signora e una Veduta del fiume Po. La varietà delle tecniche e dei movimenti artistici trattati corre di pari passo con i soggetti che si alternano nelle sale, che catturano ad ogni passo l’attenzione del visitatore. Soggetti religiosi, paesaggi locali e ritratti intimi si alternano a episodi tratti dalla storia e dalla letteratura italiana; i temi sociali si affiancano a soggetti mitologici e opere “senza figure” si frappongono fra scene quotidiane come Conversazione di Mario Busini che raffigura donne e bambini intenti a “fare salotto” all’interno di una dimora privata. Artisti cremonesi come i fratelli Rizzi portano nuovi fermenti culturali nelle loro tele grazie anche a esperienze di più ampio respiro: Emilio Rizzi diventa un importante riferimento nel panorama dei Salons parigini, mentre il cugino Antonio arricchisce la sua carriera con la nomina di docente di arte all’Accademia di Perugia. Quest’ultimo, di ritorno nella sua città lombarda, fece parte della commissione organizzatrice della prima Esposizione d’arte cremonese nel 1910 pensata per valorizzare le nuove identità artistiche. Non solo pittori locali, dunque, sono presenti nelle sale del Novecento del Museo. All’interno della collezione civica la presenza di opere realizzate da pittori come Carrà, Verdua, Cremona e Moroni sono di particolare rilievo e tendono a dimostrare che, come accade per tutte le altre epoche storiche, la città è sempre stata al passo dei grandi artisti del panorama nazionale.
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