In scena con Zanetti al teatro dei colori

«<+S CAP6R>D<+S TONDO>i pittura non parlo. Il colore parla da sé: è lui il padrone. Non c’è bisogno di perdersi in spiegazioni». Questa sera, alla presentazione della sua mostra “My Winter’s Tale”, Martino Zanetti, indosserà un paio di scarpe coperte dagli schizzi colorati. «Vede - indica una grande tela accompagnandomi in una personalissima visita guidata - quello è il colore che va, corre sulla tela e casca a terra. Niente di metafisico».
Da giovane era considerato uno dei giovani più promettenti del neoespressionismo astratto italiano. Nato e cresciuto a Burano, dove negli anni della sua infanzia, con la zia Gina Roma, grande artista, conosce la grande scuola veneziana di Bruno Saetti e Virgilio Guidi. «Oggi ne sono la memoria storica». Ma con un’impronta propria che ha iniziato a maturare già nella fase giovanile, fino alle ultime esposizioni del 1977: «Poi mi sono allontanato da quel mondo». Non ha smesso di dipingere, però. In quegli anni Zanetti ha preso le redini dell’azienda di famiglia, la Hausbrandt, rendendola un marchio internazionale per la produzione di caffé, «ma nel cassetto della scrivania tenevo sempre i miei acquerelli». Così quando l’amico Giorgio Marrapodi, ambasciatore d’Italia a Vienna, chiede di averne qualcuno, l’imprenditore veneto ne ha un furgone intero da spedire: «E sono tornato ad esporre».
Ed ora, dopo una serie di mostre arriva a Cremona con “My Winter’s Tale”, un omaggio a Sheakspeare, ma anche a Venezia e - non casualmente - a Cremona stessa: «Quando ho incontrato il vostro sindaco si è messo a suonare il pianoforte... Cremona è una città musicale. E tra musica e colore esiste una grande affinità»
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Da giovane era considerato uno dei giovani più promettenti del neoespressionismo astratto italiano. Nato e cresciuto a Burano, dove negli anni della sua infanzia, con la zia Gina Roma, grande artista, conosce la grande scuola veneziana di Bruno Saetti e Virgilio Guidi. «Oggi ne sono la memoria storica». Ma con un’impronta propria che ha iniziato a maturare già nella fase giovanile, fino alle ultime esposizioni del 1977: «Poi mi sono allontanato da quel mondo». Non ha smesso di dipingere, però. In quegli anni Zanetti ha preso le redini dell’azienda di famiglia, la Hausbrandt, rendendola un marchio internazionale per la produzione di caffé, «ma nel cassetto della scrivania tenevo sempre i miei acquerelli». Così quando l’amico Giorgio Marrapodi, ambasciatore d’Italia a Vienna, chiede di averne qualcuno, l’imprenditore veneto ne ha un furgone intero da spedire: «E sono tornato ad esporre».
Ed ora, dopo una serie di mostre arriva a Cremona con “My Winter’s Tale”, un omaggio a Sheakspeare, ma anche a Venezia e - non casualmente - a Cremona stessa: «Quando ho incontrato il vostro sindaco si è messo a suonare il pianoforte... Cremona è una città musicale. E tra musica e colore esiste una grande affinità»
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