JacobAlpron l’ultimo traduttore

15 NOV 17
Ultimo aggiornamento: 16:32 | 16 MAG 25
Immagine di JacobAlpron  l’ultimo traduttore
Cremona, nel Cinquecento, è stata sede, con Treviso, di una delle più grandi comunità di ebrei ashkenaziti in Europa. E proprio all’ombra del Torrazzo, verso la metà del secolo, nacque l’ultimo dei grandi traduttori, erede di una tradizione che affonda le proprie radici nel Medioevo. Si chiamava Jacob Alpron, o Halpron, ed è stato per tutta la vita uomo di grande cultura, correttore, pedagogo, tipografo e, soprattutto, traduttore in yiddish e in volgare.
Il “maestro” delle donne di casa
Alla sua figura ed al suo principale lavoro di traduzione di un trattato di particolare fortuna, Precetti per le donne hebree, un manuale scritto da rabbi Binyamin Slonik per guidare le lettrici nei loro compiti familiari e nella vita di coppia, è dedicato il libro di Pia Settimi “L’ultimo traduttore, Jacob Alpron tra yddish e italiano” (Ed. Il Prato, Padova, 2017). Ne esce il ritratto di una personalità straordinaria di intellettuale girovago, come molti altri stampatori ebrei del tempo, sempre alla ricerca di benefattori e di protezione per sbarcare per lo più il lunario come precettori in case facoltose. Sponsor di Alpron furono quasi sempre matrone ebree, donne energiche e di discreta cultura, cui spettava un ruolo da protagoniste nella gestione della vita domestica. A una di queste, una certa Bona, figlia di Emanuele Cuzzeri, Alpron dedica l’editio princeps, apparsa nel 1616, della propria versione, dall’yiddish in italiano, di un manuale che guidi le lettrici nei loro compiti familiari e nella vita di coppia. Nella seconda metà del Cinquecento, Alpron aveva spesso tradotto dall’ebraico in yiddish. Ai primi del Seicento, il nostro erudito girovago passa invece dall’yiddish al volgare, in risposta alle mutate condizioni linguistiche, dove il dialetto giudeo-tedesco degli ebrei immigrati in Italia settentrionale lascia il posto alla lingua nazionale, l’italiano. Gli ebrei di origine tedesca erano sparsi in tutta la pianura padana, ma erano particolarmente concentrati a Treviso e a Cremona. La stesa famiglia di Jacob proveniva con ogni probabilità da Praga. L’yiddish era loro lingua che, tra Quattro e Cinquecento, attecchisce tra le comunità ebraiche dell’Italia settentrionale grazie sopratutto alla tipografia ebraica che nel XVI secolo vive la propria epoca d’oro. È una produzione minore e popolareggiante, rivolta innanzitutto alle donne, che non sono in grado, per mancanza d’istruzione, di affrontare i grandi tomi rabbinici.
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