Quei 10 anni in cui l’arte morì così il fascismo cancellò le libertà d’espressione

8 NOV 17
Ultimo aggiornamento: 18:3116 MAG 25
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“<+S CAP6R>V<+S TONDO>icende artistiche e politica culturale a Cremona durante il fascismo: l’esempio etico e artistico di Mario Coppetti” è il titolo del volume di Marco Filippa che verrà presentato domani, sabato 11 novembre alle 17 nel salone dei quadri del palazzo comunale, frutto della sua tesi di laurea discussa alla facoltà di studi umanistici dell’Università degli studi di Milano. Un libro particolarmente interessante che affronta il tema dei rapporti tra il regime e gli artisti in un territorio dove, data la presenza di uno dei più importanti rappresentanti del fascismo, il controllo sull’espressione artistica diventa a tratti asfissiante.
La vicenda di Mario Coppetti, esule in Francia dalla primavera del 1935, quando il clima diventa più opprimente e la vita artistica cade sotto il completo controllo del regime, è emblematica al riguardo. “La situazione stava diventando sempre più intollerabile – dichiara lo stesso Coppetti in un brano dell’intervista riportata a conclusione della tesi – Da lì a breve ci sarebbe stata la guerra in Etiopia con tutta la sua falsa retorica imperialistica Il regime, inoltre, era riuscito oramai a eliminare ogni resistenza antifascista o comunque a ridurla in silenzio. La repressione era tale che bastava poco per essere pedinato, perquisito o arrestato”. Un destino simile toccò, ad esempio, tra gli altri a Carlo Bugada, Cirillo Bertazzoli, Leone Lodi, Dante Ruffini.
E’ interessante delineare i confini storici e politici nei quali matura la politica culturale del fascismo ed, in questo senso, anche il controllo sempre più asfissiante sull’espressione artistica esercitato dal regime che porta gli artisti più liberi, come il maestro Coppetti, ad emigrare in Francia, o altri, come Adamo Anselmi, ad isolarsi completamente in attesa di tempi migliori. Particolarmente significativo per la formazione di questa fascistizzazione dell’arte è il decennio compreso tra il 1928 ed i primi mesi del 1939, dominato da due personalità come Illemo Camelli e Tullo Bellomi.
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