Un bosco d’arte per Rivaroli e Biazzi

28 SET 17
Ultimo aggiornamento: 18:29 | 16 MAG 25
Immagine di Un bosco d’arte per Rivaroli e Biazzi
Le cornici e gli alberi sicuramente sono due interessi forti, se non proprio ossessioni, di Michele Mascarini. Nella settembrina mostra di Antichità Mascarini queste due predilezioni sono entrambe presenti, questa volta non a costituire un appropriato sfondo a un’esposizione, ma a realizzare un ambiente quasi onirico che ospita le opere/elfi di due artisti cremonesi del secolo scorso. L’ambiente, tutto artificiale nella sua pretesa naturalità, è un bosco sospeso, nello spazio e allusivamente anche nel tempo. Un bosco fatto di luci e ombre, dove si ricorrono in un dialogo apparentemente impossibile i tratti preparatori di dipinti rutilanti di Giuseppe Rivaroli e le immagini tutte introspettive, a volte drammatiche a volte alla ricerca di una serenità di un altro mondo, di Mario Biazzi. Come sempre è Marco Tanzi (con Sebastiano Mascarini) a darci una lettura degli artisti, della loro umanità e delle loro attitudini espressive, nel bel catalogo, da leggere e guardare con attenzione.
Eccomi quindi, con ben altre competenze ma, forse, con identica curiosità, a trattare dell’allestimento: che vede in questa occasione la presenza non indifferente di un terzo incomodo, appunto Michele Mascarini, il terzo artista che interviene in questa conversazione virtuale, fatta di poche parole e di sguardi di traverso, dando casa ai due ospiti.
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