Contrasti e armonie alla Biennale di Soncino

Trecento carri armati modellati sui modellini del Risiko compongono la scritta “Game, No War”. E’ il messaggio di pace che Beppe Borella lancia dal cortile della Rocca Sfrozesca di Soncino, centro nevralgico della IX edizione della “Biennale di Soncino. A Marco”, appuntamento nato nel ricordo di Marco Grazioli, disegnatore soncinese, diventato ormai un punto di riferimento nel panorama nazionale (e non solo) dell’arte contemporanea. Fotografia, pittura, scultura, installazioni, incisioni... le forme, i materiali e i linguaggi si incrociano e guidano i visitatori attraverso il borgo in un continuo e suggestivo rimando tra il fascino della storia e gli slanci sperimentali della contemporaneità: «Il segreto della Biennale? - sorride Matteo Tosoni, presidente dell’associazione Quartiere3, che da diverse edizioni cura la rassegna in collaborazione con l’artista soncinese Demis Martinelli - E’ un segreto che tutti possono vedere: è la nostra interpretazione dell’arte nel contesto di uno dei borghi d’Italia. Molti arrivano per il fascino di questo bisogno. Molti, anche da lontano, attirati dalle opere, scoprono solo al loro arrivo la bellezza di Soncino».
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