Il lato sospeso della città

Un giorno, durante i suoi 4 mesi di soggiorno a Berlino, Leonardo Calvi è capitato per caso sopra il tetto di un supermercato. La vista, da lì, è un incrocio di strade, con i semafori, le linee bianche tratteggiate sull’asfalto, un grill con il soffietto rosso, macchine e passanti. E’ tornato, poi, per una settimana. Ogni giorno per qualche ora, in attesa della sua fotografia. «C’è chi scatta molto e chi invece aspetta». Anche molte ore per una decina di scatti.
Nel 2014, poi, dopo alcuni lavori nella capitale tedesca, il fotografo cremonese è tornato a casa ed ha iniziato il progetto che oggi è diventato un libro, edito e stampato da Fantigrafica e realizzato con il contributo dell’Ordine degli architetti (che lo presenterà giovedì 8 giugno nella sede di via Palestro alle 16.30). Il titolo del progetto è “La città sospesa” e raccoglie oltre cento fotografie di architettura in bianco e nero realizzate parte in digitale e parte in analogico con il grande formato in 5:4 del banco ottico.
Il soggetto è Cremona. Ma sembra un’altra Cremona...
«Volevo lavorare su tutta la città. Non ho mai visto libri su tutta Cremona. Ne ho visti molti con immagini di ciò che interessa ai turisti giapponesi. Il Torrazzo, il Duomo... bellissimi, ma già visti».
Dunque nella città sospesa non c’è spazio per le icone?
«Ho messo una veduta panoramica dei tetti prima del titolo. E una sul Torrazzo dopo il colophon. Ho fatto anche foto al centro storico, ma per me è più importante via Postumia rispetto a Corso Matteotti e piazza Sant’Agata. Corso Matteotti lo conosciamo tutti, lo ammiriamo e lo rispettiamo già».
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Nel 2014, poi, dopo alcuni lavori nella capitale tedesca, il fotografo cremonese è tornato a casa ed ha iniziato il progetto che oggi è diventato un libro, edito e stampato da Fantigrafica e realizzato con il contributo dell’Ordine degli architetti (che lo presenterà giovedì 8 giugno nella sede di via Palestro alle 16.30). Il titolo del progetto è “La città sospesa” e raccoglie oltre cento fotografie di architettura in bianco e nero realizzate parte in digitale e parte in analogico con il grande formato in 5:4 del banco ottico.
Il soggetto è Cremona. Ma sembra un’altra Cremona...
«Volevo lavorare su tutta la città. Non ho mai visto libri su tutta Cremona. Ne ho visti molti con immagini di ciò che interessa ai turisti giapponesi. Il Torrazzo, il Duomo... bellissimi, ma già visti».
Dunque nella città sospesa non c’è spazio per le icone?
«Ho messo una veduta panoramica dei tetti prima del titolo. E una sul Torrazzo dopo il colophon. Ho fatto anche foto al centro storico, ma per me è più importante via Postumia rispetto a Corso Matteotti e piazza Sant’Agata. Corso Matteotti lo conosciamo tutti, lo ammiriamo e lo rispettiamo già».
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