Firmato... Gianfranco Ferré

30 MAR 17
Ultimo aggiornamento: 16:22 | 16 MAG 25
Immagine di Firmato...  Gianfranco Ferré
Quella sera di trent’anni fa al cinema Italia, unico tra i vip invitati, alla prima del film “Stradivari” interpretato da Anthony Queen, c’era solo lui. Anche in quell’occasione Gianfranco Ferré aveva voluto rimarcare, in modo discreto, il suo attaccamento alla terra natale della madre Andreina.
Di Cremona, dei suoi vicoli, delle sue chiese trionfanti di colori, Ferré conosceva tutti i segreti perchè sotto il Torrazzo aveva trascorso gli anni della fanciullezza, ospite della zia che abitava in via Larga. E conosceva anche il fascino discreto della maestosa navata di Santa Maria della Pietà, affacciata su quella piccola piazza che una volta era il mercato del vino, dove il prossimo 21 aprile inaugurerà, dieci anni dopo la sua scomparsa, la mostra “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni” con oltre cento schizzi autografi dello stilista, esposti in gruppi sulla base di affinità tematiche o cromatiche, con alcuni abiti, che sono autentica trasposizione del progetto e della poesia, espressi nei disegni, nella realtà: volumi e forme, materiali, lavorazioni, pizzi e ricami.
In calendario il 18 maggio, in omaggio a Cremona e alle sue Celebrazioni per i 450 anni della nascita di Claudio Monteverdi, verrà organizzata la conferenza “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nella musica”, dedicata al ruolo delle colonne sonore nelle sfilate: si spiegherà come, con l’aiuto di straordinari sound designer, lo stilista riuscisse ad ottenere inediti arrangiamenti, mixaggi arditi, sonorità inattese e derivate da mondi diversi. Musica come parte complementare dell’emozione che scaturisce dall’abito. Una passione che lo stilista non ha mai nascosto, come quando qualche mese prima di morire, nel gennaio 2007, scelse un aforisma attribuito a Jim Morrison per concludere la sfilata della collezione uomo: “Je ne sarais jamais personne, mais personne ne sera jamais comme moi”: “Io non sarò mai nessuno, ma nessuno sarà mai come me”. Per la sua ultima sfilata aveva scelto come colonna sonora canzoni italiane che parlassero di mare, di un elemento cioè, come l’acqua, che non ha forma, contrapposto a quelle geometrie rigorose che gli derivavano dall’essere “l’architetto della moda”.
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