«Io, Ligabue Genio straniero»

23 MAR 17
Ultimo aggiornamento: 18:2116 MAG 25
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Immagine di «Io, Ligabue Genio straniero»
«C’è una scena triste nel documentario che racconta la sua vita. Antonio Ligabue chiede con insistenza un bacio alla locandiera di cui si è innamorato e lei glielo nega, gli dice che prima lui deve farle un disegno». Il pittore, dopo 30 anni vissuti allo stato brado sulle sponde del Poi, ai margini del paese nel reggiano in cui è stato esiliato dopo l’abbandono della madre e l’allontanamento dalla Svizzera, ora è famoso, ha un’automobile e indossa un cappello. «Ma questa scena resta l’emblema della sua esistenza». Ed è questa esistenza che Mario Perrotta, ideatore di “Progetto Ligabue. Arte, Marginalità e follia”, porterà domani, sabato 25 marzo, sul palcoscenico del Teatro San Domenico con “ Un bès -Antonio Ligabue” primo spettacolo della trilogia dedicata al grande pittore Naif  (Premio Ubu come migliore attore protagonista e Premio Hystrio come migliore spettacolo a giudizio del pubblico) che si apre proprio con la richiesta di un bacio, “un bès”. «Inizio chiedendo un bacio alle signore sedute in platea - spiega l’attore e sceneggiatore bolognese -. Loro sono in forte imbarazzo. Qualcuno ride, altri si scansano. Sanno che è una finzione, ma uno che ti chiede un bacio ti mette in crisi».
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