L’inverno si tinge di... Rocio «In Messico è sempre primavera Qui ho scoperto l’attesa del sole»

C'è un angolo della città in cui i violini suonano accompagnando danze attorno ad un falò e si parlano tante lingue diverse. Via Damiano Chiesa 11, una strada tranquilla, a due passi dal centro. Il portone e il cancello si aprono senza suonare. “Spingi un po’ più forte” suggerisce un inquilino sorridendo.
L’atelier di Rocio Perez Vallejo sta nascendo proprio qui, dove vengono ad abitare i giovani studenti di liuteria, qualche musicista ed un paio di pittori.
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Domani, sabato 11 febbraio (alle 18), Rocio inaugurerà una mostra personale dal titolo “Primavera precoce” che sarà visitabile fino all’11 marzo nella sede della Società Filodrammatici. Nell’atelier di via Chiesa c’è qualche opera pronta al trasferimento. Una tela ancora sul cavalletto mentre Spotify manda una playlist di grandi classici jazz. La pittrice spalanca le persiane: «Finalmente il sole». In mostra ci saranno fiori: alcuni grandi, altri piccoli, tutti colorati. «Avevo necessità di vedere del colore, di sentirmi un po’ al caldo. D’inverno anche l’abbigliamento perde colore: i cappotti sono tutti neri, grigi... al massimo blu». Nostalgia? «Un po’ c’è sempre. In Messico oggi ci sono 23 gradi, però è sempre tutto verde e carino. Una specie di primavera eterna. Qui invece, anche grazie alla nebbia, ho imparato ad apprezzare il cambio delle stagioni, i colori che cambiano, come l’umore delle persone. Nel mio Paese natale manca questo tempo di speranza e di attesa che torni il sole, e manca il rosso delle foglie che d’autunno diventano quasi bordeaux: non l’avevo mai visto prima di arrivare a Cremona».
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L’atelier di Rocio Perez Vallejo sta nascendo proprio qui, dove vengono ad abitare i giovani studenti di liuteria, qualche musicista ed un paio di pittori.
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Domani, sabato 11 febbraio (alle 18), Rocio inaugurerà una mostra personale dal titolo “Primavera precoce” che sarà visitabile fino all’11 marzo nella sede della Società Filodrammatici. Nell’atelier di via Chiesa c’è qualche opera pronta al trasferimento. Una tela ancora sul cavalletto mentre Spotify manda una playlist di grandi classici jazz. La pittrice spalanca le persiane: «Finalmente il sole». In mostra ci saranno fiori: alcuni grandi, altri piccoli, tutti colorati. «Avevo necessità di vedere del colore, di sentirmi un po’ al caldo. D’inverno anche l’abbigliamento perde colore: i cappotti sono tutti neri, grigi... al massimo blu». Nostalgia? «Un po’ c’è sempre. In Messico oggi ci sono 23 gradi, però è sempre tutto verde e carino. Una specie di primavera eterna. Qui invece, anche grazie alla nebbia, ho imparato ad apprezzare il cambio delle stagioni, i colori che cambiano, come l’umore delle persone. Nel mio Paese natale manca questo tempo di speranza e di attesa che torni il sole, e manca il rosso delle foglie che d’autunno diventano quasi bordeaux: non l’avevo mai visto prima di arrivare a Cremona».
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