La missione di Pezzetti: «L’talia non chiuda il dibattito sulla Shoah»

2 FEB 17
Ultimo aggiornamento: 18:2016 MAG 25
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Dove nasce il suo interesse per la Shoah? In mancanza di una biografia esaustiva è la prima cosa da domandare ad uno storico della statura di Marcello Pezzetti. «A me verrebbe spontanea la domanda opposta: come mai non te ne occupi? Quello che è successo è così enorme che, sia che tu ne sia stato coinvolto sia che tu non ne sia stato toccato, ti riguarda comunque.» Sono le parole del cremasco Pezzetti – «fieramente cremasco», aggiunge lui con tono allegro – curatore, insieme con Sara Berger, de “La razza nemica”, mostra inaugurata a Roma il 26 gennaio, anticipando di un giorno la Giornata della Memoria. “La propaganda antisemita nell’Italia Fascista e nella Germania nazista” è il tema della mostra allestita dalla Fondazione Museo della Shoah, in allestimento fino al 7 maggio. Successivamente approderà a Milano.
Professore, nel 2009, presentando il suo libro “Il libro della Shoah italiana – I racconti di chi è sopravvissuto” Lei ha dichiarato: «L’Italia, a differenza di altri Stati, come la Germania, non ha ancora sviluppato una vera presa di coscienza sulla Shoah». A distanza di otto anni è cambiato qualcosa?
«A distanza di otto anni mi sento di affermare che la situazione è migliorata. Ma questa coscienza impone delle basi solide e in Italia queste basi non ci sono ancora: nel dopoguerra non c’è stata una elaborazione, una discussione dei fatti. Non abbiamo ancora fatto i conti col passato: il tutto è stato liquidato superficialmente, come una faccenda fra nazisti ed ebrei. Come se la società civile, le persone comuni, non c’entrassero affatto. È qualcosa, invece, che ha riguardato tutti quanti.
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